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Violenza assistita: cos’è e quali sono le conseguenze?

Cos’è la violenza assistita?

Non sempre l’ambiente domestico è per i bambini e per le bambine un luogo sicuro, di cura, affetto ed equilibrio, talvolta, infatti, si trasforma in un posto pericoloso, dove vigono comportamenti violenti, messi in atto dagli uomini nei confronti di madri e figli, minando così la salute psicofisica di entrambi ed esponendo i bambini a condizioni di rischio tangibile. La violenza assistita è una dinamica gravissima, immaginate un bambino o una bambina, che assiste inerme ai maltrattamenti subiti dalla persona che più ama al mondo, che ne sente le urla, che ne legge l’umiliazione e ne riconosce i lividi, immaginate il terrore, il senso di colpa e la frustrazione che una mente ancora acerba può provare.

Il CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia) ha così definito la violenza assistita: “il fare esperienza da parte del/la bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori” , parafrasando, la violenza assistita è a tutti gli effetti una forma di violenza che si riversa sui bambini e sulle bambine, attraverso l’esposizione diretta (quando il bambino può sentire e vedere le violenze) o indiretta (quando il minore ne è a conoscenza) a forme di maltrattamento ed abuso messe in atto nei confronti di persone a loro care; madri, fratelli o sorelle. I bambini e le bambine che sperimentano questa forma di violenza potrebbero ritrovarsi a fare i conti con vissuti psichici difficili da gestire quali paura, dolore, confusione, impotenza, angoscia, senso di colpa, invisibilità, congelamento emotivo o addirittura dissociazione, è per questo che un tempestivo intervento è indispensabile!

Quali sono i danni e le conseguenze?

L’orrore della violenza assistita è in grado di provocare nella psiche in formazione dei bambini e delle bambine dei danni molto profondi, come dimostra la ricerca e l’esperienza delle case rifugio. C’è da specificare però, che proprio la malleabilità della mente dei bambini rappresenta un punto di forza, la fonte di resilienza che consentirà loro, dopo la messa in protezione insieme alle loro madri, di recuperare a poco a poco uno stato di equilibrio.

Nello specifico gli studi più attendibili hanno dimostrato che la violenza assistita può avere conseguenze multifattoriali, dal punto di vista:

  • Fisico; soprattutto in tenera età sono stati rilevati deficit nella crescita ponderale e nello sviluppo psicomotorio
  • Emotivo; con effetti tangibili sulle competenze empatiche, sull’efficacia emotiva, sull’autostima
  • Psichico; il piccolo potrebbe sperimentare potenti vissuti di angoscia e paura, ma anche senso di colpa, veicolando così ansia, impulsività, alienazione, sintomi depressivi e DPTS
  • Psicosomatico; manifestando disturbi del sonno, incubi frequenti, disturbi dell’alimentazione, enuresi, encopresi ecc.
  • Comportamentale; mettendo in atto script comportamentali disadattivi esito dell’introiezione delle dinamiche violente, sia in termini di aggressività proattiva, sia in termini di impotenza appresa

Cosa fare allora?

Innanzitutto è indispensabile formare adeguatamente gli operatori e le operatrici che a vario titolo si relazionano con il nucleo, in modo che siano grado di valutare le situazioni di rischio e riconoscere la violenza, distinguendola perentoriamente dal conflitto! Infatti è bene specificare che il conflitto è una una relazione simmetrica di aperto, seppur aspro, dissenso tra due persone che interagiscono alla pari, vi è tensione ma non paura e si preserva il rispetto dell’altro in quanto essere umano. Al contrario nelle situazioni di violenza la relazione è asimmetrica, una parte esercita potere sull’altra al solo scopo di annichilirla, sopraffarla e terrorizzarla.

E’ poi necessario interrompere quanto prima l’esposizione ai maltrattamenti, mettendo in sicurezza la donna vittima della violenza con i propri figlie e le proprie figlie, allontanando il maltrattante dal nucleo familiare o attivando, in emergenza, percorsi di protezione per i nuclei nella situazione di rischio, attraverso percorsi mirati in case rifugio o centri antiviolenza.

Un ambiente sicuro e protetto ed un percorso di elaborazione e riappropriazione dell’autodeterminazione da parte delle madri sanerà le relazioni genitoriali e, donerà ai bambini il luogo di affetto, cura e sicurezza che hanno il diritto di vivere. Qualora i danni della violenza avessero lasciato strascichi troppo profondi con retaggi palpabili sulla salute psicofisica dei piccoli sarà possibile valutare un percorso mirato e diretto per il minore.

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