Le forme della violenza, Psicologia pratica, Riflessioni in quarantena, Tutti gli articoli

It’s time to change!

hIl 25 Novembre è la data simbolo in cui ricorre la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Quest’anno di pandemia penalizza doppiamente le donne che si trovano a dover rispettare le misure di restrizione anti-contagio dei governi di tutto il mondo e che al tempo stesso si trovano a vivere anche un altro tipo di dramma: la violenza domestica. Donne, spesso con i loro bambini, che hanno dovuto combattere contro un doppio nemico: il Covid 19 fuori e il proprio aguzzino dentro casa. La quarantena forzata, che ha costretto a rinchiudersi in casa per settimane, ha causato un aumento degli abusi per le donne che dentro casa vivono un pericolo maggiore di quello fuori casa. La situazione pandemica ha significato per le donne, già insicure economicamente e  limitate negli spostamenti, una maggiore difficoltà a chiedere aiuto, fare una telefonata o a sporgere denuncia. In Italia secondo Istat, che ha preso in esame le chiamate al numero antiviolenza 1522, durante il lockdown c’è stato un incremento della richiesta d’aiuto del 73% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Inoltre, il 45,3% delle vittime ha paura per la propria incolumità o di morire; ma il 72,8% non denuncia il reato subìto. Sono, invece, 30 le donne uccise nei primi 5 mesi del 2020.

Il rapporto dell’Onu rispetto al Gender Gap sostiene che le donne paghino il prezzo più alto degli “effetti collaterali” della pandemia, col rischio di vedere cancellate le conquiste degli ultimi decenni in termini di diritti. La pandemia ha segnato una battuta d’arresto senza precedenti per la condizione femminile, rendendo ragazze e donne maggiormente vulnerabili sul piano economico, sanitario e sociale, oltre ad aggravare ulteriormente le diseguaglianze tra i due sessi. L’impatto economico e lavorativo dell’emergenza sanitaria globale sarà devastante per tutti, ma senz’altro colpirà con più forza le donne, spiega il rapporto, visto che solitamente sono professionalmente svantaggiate rispetto agli uomini.

Questa triste realtà, che grida vendetta in un paese civile, trova spazio nelle numerose iniziative istituzionali e sul territorio nella consapevolezza che il contrasto e la prevenzione della violenza sono efficaci solo se si accompagnano a un cambiamento che coinvolge tutti a livello personale, culturale, istituzionale e sociale. In Italia diverse amministrazioni comunali hanno accolto la proposta fatta dagli Stati Generali con lo scopo di simboleggiare una cultura paritaria tramite una panchina rossa contro l’indifferenza. Altra campagna di sensibilizzazione per questa giornata è l’illuminazione di arancione di  importanti palazzi comunali, aderendo all’iniziativa #Orangetheworld promossa dal Comitato Nazionale Women Italia, accompagnato anche dalla scritta illuminata “Non sei da sola”. Diverse città, inoltre, hanno dato il loro contributo con mostre, spettacoli, corsi di autodifesa femminile, che quest’anno verranno sospesi ai sensi del Decreto Legge vigente per dare spazio a corsi in streaming on line su canali e piattaforme digitali (qui tutte le info www.onuitalia.it ). Proprio dalle emittenti televisive nazionali più importanti arrivano importanti testimonianze di donne su questo tema drammatico con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica nella speranza di rompere il muro del silenzio, senza dimenticare il lavoro perpetuo e quotidiano dei centri antiviolenza del territorio nazionale ai quali è possibile accedere chiamando il 1522. Questo slogan non deve essere solo un messaggio di speranza e incitamento a denunciare fenomeni di violenza di genere, ma deve rappresentare anche un messaggio di cambiamento radicale e culturale che deve affondare le radici in ognuno di noi! L’informazione, la formazione, l’ascolto rendono l’essere umano libero e capace di autodeterminarsi e conquistare il proprio posto nel mondo. I toni informativi di questo articolo spingono anche noi psicologi e psicologhe a dare il nostro contributo ed affermare di non esitare a contattarci per chiedere sostegno o aiuto e a non spezzare la catena del non una di meno; non esistono giudizi ma solo comprensione.

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