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In psicologia è possibile suddividere il comportamento umano in tre categorie:

  • Assertivo
  • Aggressivo
  • Passivo

Le quali tendono ad interagire in diversa misura in ciascun individuo, a seconda delle esperienze pregresse di vita, del temperamento e delle circostanze ambientali.

Il comportamento assertivo

Etimologicamente derivante dal latino “asserere” “affrancare sè stesso”, consiste nell’essere in grado di manifestare ed esprimere, senza riserve, le proprie emozioni, le proprie opinioni e le proprie convinzioni, non offendendo o aggredendo l’interlocutore. Rappresenta una sorta di “sano egoismo”, la capacità di ascoltarsi e rispettarsi, prima di ascoltare e rispettare l’altro.

L’assertività può essere anche intesa come un atteggiamento mentale positivo che sottende una forte dose di self esteem, e self confidence, in quanto richiede la capacità di poter affermare le proprie convinzioni, anche quando divergono da quelle del gruppo. E’ noto che una delle esigenze primordiali dell’individuo risulti essere l’affiliazione, il senso di appartenenza ad un gruppo, e porsi come voce fuori dal coro potrebbe comportare la perdita di consenso. Spesso gli individui accettano tacitamente comportamenti e valori condivisi dalla maggior parte del gruppo, pur non approvandoli, al fine di non perdere il proprio ruolo all’interno della congregazione, per non dover ricorrere ad una ridefinizione della propria identità.

L’assertività comporta un’abilità sociale da non sottovalutare, la diplomazia, ossia la capacità di esprimere le proprie opinioni, senza sovvertire o screditare quelle degli altri, ma permettendo di intavolare una discussione critica.  Una serie cospicua di evidenze empiriche in ambito psicologico hanno dimostrato come l’assenza di assertività, soprattutto in epoca adolescenziale, comporterebbe un’accettazione passiva di pratiche anche estreme, come la tolleranza di comportamenti violenti, protratti nei confronti di propri pari (bullismo), o come l’abuso di sostanze illegali o tossiche.

Il comportamento assertivo ha estremo valore poiché coincide con il diritto dell’individuo alla libertà ed alla diversità. Il mondo multietnico nel quale viviamo ci pone quotidianamente dinanzi alla sfida di comprendere ed accettare realtà, esigenze e desideri dell’altro; l’assertività può aiutarci in questo per non cedere al conformismo ed alla passività.

Il comportamento passivo

E’ un atteggiamento, frutto di un reale ed evidente disagio, che consiste nel subire il comportamento altrui e si manifesta sia nell’incapacità di agire, sia nell’incapacità di reagire. La passività, talvolta, è esito di una totale mancanza di autostima, o addirittura di un disturbo depressivo; l’individuo si considera privo di valore, crede quindi di meritare la prevaricazione, è vittima di una sorta di abulia, una totale mancanza di energia, che gli impedisce l’azione. A parer di Seligman, la passività può essere intesa in termini di impotenza appresa, ossia dopo aver sperimentato ripetute volte stimoli negativi senza aver avuto la possibilità di cambiarli, pur avendo speso energie per farlo, l’individuo smette di reagire ed accetta la propria condizione di sottomissione. Secondo Bandura, invece, il comportamento passivo è esito del giudizio di autoefficacia; se la persona sentirà di possedere sufficienti risorse per affrontare l’evento allora agirà, in caso contrario si limiterà a subirlo.

Il soggetto passivo ha, solitamente, un’elevata ansia sociale, teme il confronto ed il giudizio dell’altro, e per questo sceglie di non agire, per non sbagliare ed essere giudicato come fallimentare e, di non reagire, per assecondare le volontà altrui. Non riesce ad esprimere in maniera adeguata i propri bisogni e le proprie esigenze. Il suo unico scopo è quello di ottenere il consenso di tutti ed evitare il conflitto. Questo atteggiamento risulta essere funzionale nel breve termine, in quanto riesce a ridurre l’ansia, ma nel lungo termine comporta una limitazione notevole dell’interazione della persona.

Non è raro che il soggetto passivo, in seguito ad una serie cospicua di frustrazioni, raggiunga il burn out (leggi il nostro articolo), ed incanali tale sentimento in un’azione manifesta, spesso aggressiva ed impulsiva che comporterà la rottura di una relazione e sarà percepita come un ulteriore fallimento. Il suo disagio tenderà ad aumentare e ad associarsi a sensi di colpa, i quali provocheranno un pentimento che ricondurrà il soggetto al suo abituale atteggiamento passivo rinforzando un circolo vizioso.

Il comportamento aggressivo

E’ ciascun comportamento che ha la deliberata intenzione di infliggere danno fisico, psicologico o sociale all’altro, e che vìola i diritti dell’interlocutore e non ha cura dei suoi stati d’animo.

Il soggetto aggressivo non riconosce la propria condizione, in quanto ha elaborato, a suo parere, una modalità innocua e funzionale di interazione, che lo porta ad ottenere ciò che desidera e di cui necessita, servendosi dell’altro; pur essendo pienamente consapevole del danno arrecato.

Tale comportamento creerà una rete relazionale composta unicamente da soggetti tanto più passivi, quanto più è aggressivo il suo comportamento. L’interazione tra aggressivo e passivo, riattiverà unicamente le dinamiche disfunzionali di cui i due soggetti sono capaci, consolidando la sottomissione nell’uno e la prevaricazione nell’altro, ostacolando la crescita personale e relazionale. La conseguenza pericolosa sarà l’accrescersi di un alienante egocentrismo da parte del soggetto aggressivo, che incrementerà la volontà di piegare gli altri al proprio volere.

Il soggetto aggressivo è concentrato su sé stesso, non rispetta i limiti altrui, che invade di continuo; per soddisfare i propri desideri è disposto a servirsi di qualsiasi mezzo, anche il più violento e depersonalizzante. Ha la tendenza al dominio ed alla conquista del potere personale e sociale. La sua emotività è connotata di rabbia, ostilità e conseguenziale ansia.

Ma come suggerisce la Teoria della Triade Comportamentale, nessun individuo è unicamente assertivo, passivo o aggressivo. Ciascuno di noi oscilla continuamente da una connotazione all’altra. L’ambiente, i contesti nei quali agiamo, giocano un ruolo fondamentale per il nostro autocontrollo emotivo e comportamentale; è sufficiente che la pressione ambientale valichi una determinata soglia che ci ritroviamo a reagire in maniera inconsueta. Malgrado ciò, uno di questi stili di condotta tende a prevalere sugli altri in ciascun individuo. Sarà, dunque, possibile distinguere tra personalità prevalentemente assertive, personalità prevalentemente passive e personalità prevalentemente aggressive.

E’ importante entrare nell’ottica che non possiamo esercitare la nostra volontà sull’altro e che l’individuo può cambiare unicamente sé stesso.

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