Dipendenze, Emozioni e psicologia, Psiche e Cultura, Psicologia Clinica, Psicologia pratica, Tutti gli articoli

L’amore ai tempi dei social network: il virtuale può essere reale?

Quella virtuale è una dimensione tendenzialmente considerata speculare, opposta e parallela rispetto alla dimensione reale. Come è possibile allora creare connessioni tra esseri umani in grado di farci sperimentare emozioni così profonde e coinvolgenti?

Quella virtuale è una relazione davvero inconsistente o solo una nuova frontiera dell’amore?

È necessario confrontarsi con l’universo virtuale dei social network per chi studia le relazioni tra gli individui, tralasciarlo significherebbe negare uno spaccato relazionale quotidiano di ciascun essere umano.

La società contemporanea utilizza sia l’immagine che la rappresentazione, come veicolo di comunicazione privilegiata, che spesso si sostituisce anche alla presenza fisica. Un esempio esemplificativo potrebbe essere l’iperuso dei social anche quando si è all’interno del proprio gruppo di pari; le interazioni virtuali sembrano essere prioritarie rispetto quelle vis a vis.

I social consentono, tra le altre cose, di sperimentare lecitamente il proprio narcisismo e la propria megalomania, consentono di mostrare quegli aspetti del sé che ricercano il riconoscimento da parte della comunità con cui ci si relazione, dalla personale presunta grandezza alle presunte qualità possedute; il successo si raggiunge con la popolarità e non con l’esercizio ed il possesso di un reale talento.

L’innamoramento virtuale ritenuto da un lato inconsistente ed assurdo, dall’altro però è in grado di suscitare e smuovere emozioni realmente intense nelle persone coinvolte. Questi amori appaiono discussi e problematici perché risulta difficile comprendere come sia possibile innamorarsi di una persona essenzialmente sconosciuta. Bisogna partire dal presupposto che la dimensione virtuale ha consentito un cambiamento dei luoghi nei quali avvengono gli incontri, luoghi privilegiati per l’instaurarsi di relazioni intime, vediamo perché…

Un esperimento, condotto dallo psicologo Arthur Aron, ha rilevato gli elementi fatali che consentono l’innamoramento, e che proveremo a riportare nella dimensione virtuale:

  • La disponibilità verso l’altro; sui social network l’esserci non è casuale, si sceglie di accedervi e lo si fa per condividere, incontrare, mostrarsi per essere accolti, dunque si è in rete quando si è disponibili verso l’altro!
  • Affrontare argomenti coinvolgenti, a differenza della vita reale quella virtuale consente di differire le risposte, di inibire la spontaneità, e dunque di scegliere argomenti da condividere apparentemente più appassionanti, modulati ad hoc per apparire più interessanti!
  • Assenza di distrazioni, lo psicologo ha dimostrato come in assenza di elementi di disturbo, le persone siano più predisposte a concentrarsi sull’altro, illudendosi di essere state rapite dall’altrui modo di essere, nel mondo virtuale l’attrazione è veicolata dal fatto che l’altra persona, in quel momento, sia l’unico stimolo disponibile!
  • Intimità, la possibilità di comunicare attraverso un filtro fisico, quale lo schermo o la tastiera, consentono simbolicamente l’eliminazione del filtro e delle inibizioni personali, rendendoci più aperti e predisposti a condividere la parte più intima e profonda di noi stessi!

Alla luce di queste riflessioni, il virtuale sembra essere un luogo privilegiato per l’innamoramento, le relazioni intime sembrano semplici e perfette ma sono incomplete, perché instauratesi in assenza di tridimensionalità, di linguaggio del corpo, di contatto fisico, di sapori e di odori, di sguardi e di voci. Consentono di mostrare all’altro e, dunque a sé stessi, la parte migliore di sé, ciò che non si è ma che si vorrebbe essere. Queste relazioni rispondono ad un‘esigenza atavica dell’individuo, servirsi dell’altro come specchio, potendo però scegliere quale immagine farsi rimandare. È una nuova soluzione, potremmo forse definirla una nuova difesa!

Le relazioni virtuali possono creare dipendenza

Le relazioni virtuali possono realmente creare dipendenza, Cyber-relation addiction, essa consiste nel rispondere compulsivamente all’impulso di instaurare relazioni, prevalentemente intime e sentimentali, attraverso social network, chat o e-mail. È una condizione molto diffusa, consiste nel non sentirsi più gratificati dalle connessioni reali, siano esse familiari, amicali o sentimentali, le quali vengono drasticamente limitate oppure interrotte e sostituite da quelle virtuali. Ciò che sembra rendere queste relazioni così allettanti è l’anonimato, la possibilità di poter essere chi si desidera o poter esprimere ciò che si è in piena libertà ed in maniera totalmente disimpegnata. I segnali di allarme della dipendenza da relazioni virtuali sono essenzialmente tre:

  1. La persona in questione trascorre gran parte del suo tempo per intraprendere e mantenere relazioni virtuali
  2. La persona perde il proprio interesse per le relazioni reali o altre attività (praticate nel mondo esterno) che prima trovava gratificanti
  3. La persona ha tentato, diverse volte, senza alcun successo di interrompere o ridurre questa sua condotta

Ci teniamo a precisare che La cyber-relation addiction è una condizione patologica che richiede l’intervento di un professionista.

Le relazioni virtuali dunque sembrano rispondere in maniera innovativa e funzionale a vecchie esigenze umane, essere amati e amarsi in maniera incondizionata, attraverso relazioni più semplici da instaurare ma anche da disinnescare, rendendo “liquido” anche l’amore, come direbbe Bauman.

Voi cosa ne pensate, care lettrici e cari lettori? Quali sono i reali vantaggi e le preoccupazioni derivanti dagli amori virtuali?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quindici + 6 =