Psicologia pratica, Tutti gli articoli

La verità sulla menzogna: perché mentiamo e come smascherare una bugia

Tutti mentiamo! La menzogna, a prescindere dall’entità e dalla finalità, è parte integrante della natura comunicativa dell’essere umano. Perché, a tutte le età, l’individuo mente? Quali sono i piccoli segnali in grado di smascherare la menzogna?

La menzogna gioca un ruolo imprescindibile sia per lo sviluppo cognitivo che per quello emotivo dell’individuo. Il bambino si serve della bugia per esplorare la realtà interiore e quella esteriore. Quello della non verità è un luogo sicuro dove si incontrano fantasia e realtà, dove il bambino può osare e comunicare bisogni e desideri profondi, che non esprime liberamente per pudore o per paura, senza sperimentare emozioni sconvenienti come la vergogna o la frustrazione. Riporta e costruisce la realtà che vorrebbe ma che non riesce a comunicare apertamente. La menzogna, in epoca prescolare, 3-4 anni, è utile allo sviluppo cognitivo, permette al bambino di comprendere che i pensieri sono soltanto suoi, che nessuno, nemmeno i genitori, possono leggerli o ascoltarli e inoltre rappresentano il vano tentativo di negare la realtà. Asserendo “non sono stato io!”, il bambino vorrebbe davvero non essere l’autore del misfatto per non dare un dispiacere ai propri cari, ma attraverso la reiterazione capirà che la realtà non può essere cancellata, anche se la si nega. Crescendo, intorno ai 9-10 anni, i bambini apprendono la dissimulazione, mentire attraverso l’omissione, serve a tenere nascosta la realtà sconveniente, senza però sperimentare il senso di colpa conseguente la menzogna. Durante l’adolescenza la bugia serve, invece, ad affrancarsi dalle figure genitoriali, a tracciare il proprio percorso verso la crescita e l’autonomia.

Esistono diverse modalità attraverso cui è possibile mentire:

  • La discolpa: “non sono stato io” è una modalità menzognera che tende a scomparire con la crescita, è uno scudo che i più piccoli utilizzano per difendersi da papabili punizioni o sentimenti di colpa e delusione.
  • La calunnia: “è stato lui”, additare un innocente come l’autore della nefandezza, questo è un comportamento antisociale volto a danneggiare deliberatamente l’altro.
  • Le vanterie: “spararla grossa” è un atto menzognero di cui si serve l’individuo con bassa autostima, che sperimenta sovente un inaccettabile senso di inferiorità, attraverso quest’atto saggia la tanto agognata onnipotenza.
  • Bugie consolatorie: “distorcere positivamente la realtà”, inventare e raccontare eventi e situazioni percepite socialmente come positive al fine di indurre l’inclusione nella propria rete. Se ne servono principalmente individui insicuri, che si sentono poco apprezzati o poco amati, e si rassicurano soddisfacendo in fantasia un profondo desiderio di accettazione.
  • Falsificazione: una vera e propria frode emotiva, che può compiersi in tre diverse modalità – la simulazione, manifestare un’emozione che in realtà non si sta provando – la neutralizzazione, quando si cerca di reprimere un’emozione che invece si sta sperimentando – il mascheramento, si manifesta un’emozione che non si sta provando al fine di celare ciò che si sta realmente sentendo.

Mentire è un atto deliberato, chi mente sceglie di mostrare con la mimica e con le parole un’emozione dissonante, spesso opposta, rispetto a quella sperimentata. Siamo portati a mentire, anche per questioni di tempo, quando bisogna fornire una risposta immediata e si teme di cadere in contraddizione, pur di non fornire un’immagine dissonante rispetto a quella che si vuole comunicare di sé, si sceglie di alterare la realtà. La menzogna è sorretta dalle cosiddette “regole di esibizione”, come degli attori rispolveriamo e recitiamo un copione congruo alla situazione sociale vissuta, diamo ai nostri interlocutori ciò che si aspettano da noi, in una determinata scenografia, in base al ruolo ricoperto. Mentire è un atto socialmente accettato e spesso incentivato, soprattutto se finalizzato a mantenere un equilibrio sociale; quando la realtà è troppo scomoda e il suo manifestarsi potrebbe comportare una rottura delle relazioni si preferisce ricorrere all’inganno. Se ingannare risulta un atto funzionale, ciò non presuppone che si possa accettare di essere ingannati. E’ possibile, prestando attenzione al linguaggio non verbale, smascherare il millantatore attraverso dei microgesti o delle microespressioni che tradiscono la menzogna. Non sempre il bugiardo lascia trapelare la verità, alcune bugie riescono alla perfezione! Partendo dal presupposto che la menzogna per poter riuscire necessita che sia comunicata non solo attraverso un racconto congruente e credibile, ma anche e soprattutto attraverso la comunicazione non verbale, manifestando delle emozioni che in realtà non si provano, è lì che possiamo scovare delle falle e riconoscerla.

Qui di seguito riportiamo alcuni indizi che potrebbero condurci allo svelamento; riguardano sia il contenuto del discorso, che le microespressioni facciali con cui manifestiamo le emozioni, che il linguaggio non verbale:

  • La distanza: chi mente pone una notevole distanza verbale tra sé e l’oggetto della menzogna, “non ero con quella persona”, “non mi trovavo in quel posto”, omettendo i nomi propri;
  • I dettagli: arricchisce il proprio discorso con molti dettagli e descrizioni, utilizza lunghi giri di parole per terminare un racconto, si serve di risposte indirette e ricche di circonvoluzioni;
  • Invertire il racconto: chi mente non sarà in grado di raccontare le propria versione dei fatti partendo dalla fine;
  • Lapsus linguae: l’informazione reale sguscia fuori tra una parola e l’altra, per via della pressione di un’emozione incontenibile;
  • Pause e non parole: chi mente fa uno sforzo maggiore rispetto a chi racconta la verità, non deve limitarsi a riportare un accadimento, ma inventarlo e costruirlo in maniera coerente e credibile, per cui il discorso risulta ricco di pause e non parole quali “uhm” “ehm” ecc.
  • Lapsus gestuali: fare spallucce, scuotere la testa, indicare o stringere il pugno sulle ginocchia, sono gesti che potrebbero smentire il racconto o contraddire l’emozione manifestata;
  • Scarso linguaggio non verbale: chi mente tende a gesticolare molto poco per evitare che i gesti possano contraddire la propria versione dei fatti;
  • Altri indizi: voce più acuta (collera, paura); discorso accelerato (paura, eccitazione); respiro rapido e poco profondo; deglutizione frequente; espressioni soffocate; ammiccamento oculare aumentato; rossore.

In definitiva il mondo non si divide in bugiardi ed onesti, tutti noi, a seconda delle circostanze scegliamo di mentire, e non sempre ci interessa sapere se l’altro ci sta mentendo e anzi, capita anche che vogliamo essere ingannati per non dover affrontare l’intollerabile realtà!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 × quattro =