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Blue Whale: il gioco della vita

Vi sarà capitato di ascoltare o leggere di recente articoli sulla “Blue Whale”: dato il grande eco, mediatico e non, che tale fenomeno sta avendo a livello nazionale ed internazionale, proveremo a fare un po’ di chiarezza. “Blue Whale Challenge” è il nome che sta terrorizzando i genitori di buona parte della popolazione mondiale, ed è associato ad un gioco/sfida nato in Russia in cui un cosiddetto “curatore” propone agli adolescenti che lo richiedono 50 regole, che acquisiscono la forma di vere e proprie sfide da superare per arrivare allo scopo ultimo del gioco, il suicidio.

Il nome ad esso attribuito non è casuale, ma rimanda alla balena, poiché questa tipologia di cetacei spesso si suicida spiaggiandosi a riva. L’ideatore di questo gioco sembra essere uno studente di psicologia di 21 anni, il quale non ha mostrato segni di pentimento e ha definito le sue vittime “scarti biologici”. Il ragazzo è del parere che queste ultime meritassero di morire, in quanto altrimenti “avrebbero fatto solo danni a sé stessi e alla società”. Il tutto si svolge attraverso l’utilizzo dei social network, con un semplice hashtag lanciato su di essi si può prendere parte al gioco. Come per buona parte dei riti di iniziazione, spesso associati a società segrete, ci sono dei passaggi da seguire ma, mentre per queste ultime consistono nell’affrontare una morte simbolica (ad esempio nel rituale della Massoneria bisogna bere del sangue da un teschio, il sangue in realtà consiste in vino rosso), nel gioco in questione il tutto è improntato sulla preparazione alla morte reale del partecipante. Le 50 regole da seguire sono degne di veri e propri film dell’orrore, tra queste: incidere sulla propria mano #f57 ed inviare la foto al curatore; incidere con tre tagli lungo le vene il proprio braccio; superare la propria paura; alzarsi alle 4.20 del mattino e guardare video psichedelici o film dell’orrore in maniera ripetuta; non parlare con alcuna persona per un giorno intero; svegliarsi alle 4.20 e mettersi sul bordo di un ponte o di un palazzo altissimo; saltare da un edificio alto; svegliarsi alle 4.20 per giorni consecutivi, il tutto sotto il controllo del curatore, ed altre regole simili fino ad arrivare all’ultima, lanciatevi nel vuoto, prendetevi la vostra vita.

L’allarme in Italia è arrivato attraverso la trasmissione televisiva Le Iene. Il filmato in questione parlava di un centinaio di casi avvenuti in Russia; in seguito il tutto è stato smentito e pare sostanziarsi in una quindicina di episodi accertati. Quale che sia il livello quantitativo, il fenomeno resta rilevante, in quanto il fatto che anche solo una persona possa essere spinta a farsi del male e suicidarsi per rispettare le regole di un gioco non è accettabile. Anche in Italia c’è stato un caso accertato di adesione al Blue Whale, una ragazza di 13 anni di Pescara, salvata in extremis da un’amica con cui si era confidata. La ragazza, presa in cura dal reparto di neuropsicologia, ha confermato la partecipazione al Blue Whale e attualmente sembra essere collaborativa  rispetto alla terapia.

Ma perché si partecipa a questo gioco? L’ideatore ha deciso di puntare su una fase dell’età estremamente complessa e caratterizzata dalla vulnerabilità. L’adolescenza in sé è l’età del rischio della trasgressione, della sperimentazione e della ribellione, la ricerca continua della costruzione di un’identità da rivendicare come propria, slegata dal vincolo genitoriale. Ogni sensazione nel periodo adolescenziale può risultare amplificata, semplici conflitti possono diventare vere e proprie crisi e le emozioni negative possono essere vissute in modo molto intenso. Questo periodo è caratterizzato solitamente da un umore altalenante ed è fortemente connotato dalla necessità di accettazione e conformazione al gruppo. Il Blue Whale, infatti, crea una rete di altre aspiranti “balene” (nome con cui sono identificati i partecipanti) che vengono messe in contatto tra loro al fine di accentuare lo spirito di affiliazione. Chiaramente chi riuscirà a superare tutte le prove sarà idealizzato, in maniera distorta, al pari di un eroe che ha avuto il coraggio di arrivare fino in fondo. Anche la privazione di sonno a cui si è costantemente sottoposti nell’arco dei 50 giorni può inficiare la capacità di giudizio dell’adolescente, in aggiunta l’ascolto continuo di musica deprimente e film horror possono alterare pensieri ed azioni, conducendo l’individuo ad una sorta di stato depressivo.

La rete sociale si è attivata celermente nell’affrontare l’eventuale dilagare del fenomeno, tanto che la Polizia Postale ha stilato un decalogo di suggerimenti (controllo dei canali social, dialogo con i figli, osservazioni di variazione dei ritmi sonno veglia, cambi repentini dell’umore per i genitori; contattare qualcuno nel caso in cui si venga inseriti in gruppi o contattati dai curatori per i ragazzi) per ragazzi e genitori, consultabile o attraverso il sito o attraverso la pagina facebook del Commissariato della Polizia Postale. L’Arma dei Carabinieri ha tenuto invece dei seminari in diverse scuole medie del paese per fornire agli adolescenti una maggiore informazione e sensibilizzazione sul fenomeno. Di particolare rilievo, inoltre, è stata l’iniziativa di due psicologhe napoletane, Ilaria Riviera e Roberta De Angelis, che hanno deciso di dare una risposta pratica a questo gioco al massacro, attraverso l’iniziativa “Happy Dolphin”. Le psicologhe hanno creato un gioco che prevede 30 regole da seguire, ricalcando lo schema del Blue Whale, attraverso un’iscrizione online in cui le regole vengono ricevute quotidianamente tramite il proprio indirizzo e-mail. In questo caso il gioco porta ad una riscoperta di sé stessi, una sorta di percorso verso il benessere che promuove l’incremento dell’autostima e della cura di sé. Le regole in questo caso prevedono ad esempio: scrivere liste di cose in cui ci si sente capaci, qualità positive di sé stessi, dire ti voglio bene a tre persone, scriversi sul braccio l’hashtag #ioValgo, uscire, incontrare amici, fare sport. L’ultima regola sarà una sorpresa per l’utente. Al gioco possono partecipare tutti gratuitamente, attraverso la pagina Facebook delle due dottoresse o cercando sui social “Happy Dolphin”. Più di 4000 persone al momento hanno deciso di partecipare al gioco, tra di esse, oltre ai ragazzi, anche molti genitori hanno deciso di seguire insieme ai propri figli l’iniziativa.

L’adolescenza è un periodo che va seguito con molta attenzione e al giorno d’oggi ancor di più. Le soluzioni più scontate, come il parlare e confrontarsi con i propri figli, in questo caso sono le più efficaci. Un ragazzo che si sente solo, sarà più spinto a ricercare qualcosa che lo renda parte di un gruppo. Anche parlare e confrontarsi circa l’argomento può aiutare, perché spesso è la curiosità dell’incognita a spingere l’individuo verso determinate situazioni. Per i ragazzi invece è bene sapere che questo gioco non li renderà eroi e non darà loro alcun riconoscimento sociale, non sarà attraverso il Blue Whale che si “prenderanno la propria vita”, come recita l’ultima regola, ma attraverso il rifiuto di mettere nelle mani di una persona esterna il potere di decidere del proprio futuro.

 

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