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Perché la musica ci emoziona?

Esiste una branca della psicologia che si occupa di studiare le connessioni esistenti tra la psiche e la musica, riferendosi in modo specifico alle indiscutibili relazioni tra le emozioni e l’armonia musicale. E’ innegabile che, in maniera estremamente soggettiva e personale, i componimenti musicali provochino in noi stati emotivi non sottovalutabili a volte più profondi di esperienze di vita vissuta.

La musica nasce con l’essere umano, segno che l’individuo ha sempre sentito il bisogno di esprimersi attraverso di essa, servendosene come fosse uno strumento di comunicazione altro e complesso, differente dal linguaggio, atto dunque ad esprimere qualcosa di diverso, di più profondo e viscerale.

La psicosemiotica musicale attua un parallelismo tra la comunicazione verbale e la comunicazione musicale, riconoscendone similitudini strutturali. Il segno nella comunicazione verbale è identificabile con la parola, possiede sia un aspetto sensoriale, percepibile attraverso l’udito, sia un aspetto di significato, che richiama un’immagine mentale. Allo stesso modo nel linguaggio musicale le unità minime sono le note, che potrebbero essere intese come le parole della musica, il cui insieme costituisce il discorso, organizzato dalla sintassi, ossia un sistema di regole specifiche indispensabile per strutturare il linguaggio musicale, così come accade per quello verbale. L’insieme minimo di note dà vita all’inciso, l’entità più piccola del discorso musicale, il cui assemblaggio darà a sua volta vita a frasi e periodi, anch’essi scanditi e delineati da una specifica punteggiatura. Inoltre anche il linguaggio musicale, come quello verbale, presenta un emittente, un destinatario, ed un messaggio da decodificare. Le numerose similitudini strutturali riscontrate tra linguaggio verbale e musicale dimostrano come la creazione del secondo sia la risposta ad un’esigenza umana, indispensabile per elaborare e comunicare qualcosa per cui il linguaggio verbale non era abbastanza.

La musica sembra avere un ruolo di comunicazione pre-linguistica, sia per chi la produce che per chi la ascolta, consente una relazione diretta con l’emotività ed il simbolismo degli individui, in quanto, un insieme di suoni non può essere razionalizzato perché non possiede gli aspetti logico-deduttivi e di categorizzazione propri della comunicazione verbale. Queste caratteristiche consentono una via d’accesso privilegiata all’inconscio per via dell’imponente coinvolgimento emotivo, la musica è un filo conduttore tra le parti più profonde degli individui.

Freud ritiene che la musica, come qualsiasi altro atto artistico, funga da mezzo alternativo per il soddisfacimento di desideri inconsci proposti dall’Es, un soddisfacimento che rifugge sia dalla nevrosi che dall’ossessione.  La creazione musicale consente, da un lato, al musicista di liberare e soddisfare in maniera protetta e totale un proprio desiderio inconscio, inaccettabile nella propria purezza e dall’altro, consente all’ascoltatore di fruire impunemente di un soddisfacimento che anch’egli ricerca e ritrova nel componimento stesso. Il piacere ed il forte coinvolgimento emotivo che scaturisce dal godere di un brano musicale, consente di beneficiare delle personali pulsioni e desideri proibiti (altrimenti oggetto di rimozione) identificandosi con quelli espressi ed elaborati dell’artista. Inoltre, secondo Freud, i musicisti, e gli artisti tutti, sono in grado di accedere in maniera più agevole e diretta al proprio inconscio, riuscendo a mettersi in contatto con la parte più profonda del sé senza esserne sopraffatti, prendere questo materiale manipolarlo e trasformarlo in qualcosa che sarà in grado di connettere l’ascoltatore con il proprio sommerso, senza censura e senza vergogna.

Inoltre la predilezione per uno specifico genere musicale dice molto della nostra personalità, infatti, è connessa ad un particolare stile cognitivo, come dimostra uno studio del 2015 dell’università di Cambridge . I ricercatori hanno preventivamente misurato il livello di empatia (capacità di relazionarsi agli altri, comprendere i loro stati emotivi e prediligere l’interazione sociale) e di sistematizzazione (l’inclinazione per la logica e per le regole che governano gli eventi) dei soggetti sperimentali. L’esito dello studio ha evidenziato che i soggetti che riportavano elevati livelli di empatia prediligevano stili musicali più armoniosi e soavi come R&B, pop rock,  poco complessi nella composizione metrica come folk, country o cantautorato  e contemporanei come acid jazz ed indie. Allo stesso tempo tendono a non apprezzare generi sofisticati come la musica classica, e metricamente intensi ed incalzanti come il punk e l’heavy metal. Al contrario i soggetti cognitivamente sistematizzanti e logici tendevano a prediligere generi complessi, sofisticati ed incalzanti e disprezzare musicalità più dolci e pulite. In definitiva le persone empatiche prediligono musica garbata, sensuale, accogliente, meditativa, dai toni tristi e con testi poetici. Gli individui con uno stile cognitivo più razionale, invece, eleggono generi con numerosi elementi di tensione, più complessi dal punto di vista compositivo e cerebralmente più profondi.

La musica che produciamo e che apprezziamo dice molto di noi e rende tangibili le nostre emozioni più recondite!

Cos’è la musica per due illustri musicisti? Lasciamo ora la parola a due brani:

Brunori Sas – Canzoni contro la paura  https://www.youtube.com/watch?v=O5UejY-iGRc

Francesco Guccini – Una canzone  https://www.youtube.com/watch?v=ryfzcAZKWAk

Quale canzone parla di te?

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