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“Mi” emoziono perchè “Ti” guardo: i neuroni specchio

Questo blog si è già occupato in passato di parlare di empatia, l’abilità sociale di esperire sentimenti e stati d’animo affini a quelli di un’altra persona. (per maggiori dettagli consultate anche https://www.psiconovel.it/empatia-mettiti-nei-miei-panni/ ). Con l’articolo di oggi cercheremo di comprendere meglio tale costrutto attraverso studi sui neuroni specchio del famoso neuroscienziato italiano Rizzolatti, il quale sostiene che essi siano anche alla base dell’empatia.

L’importanza dei neuroni specchio deriva dal fatto che essi spieghino scientificamente qualcosa che intuitivamente si è sempre saputo: guardando si impara! Nel momento in cui vediamo qualcosa, sviluppiamo un pensiero, registriamo un dato, eseguiamo un movimento, un certo circuito neuronale entra in funzione creando un’attività elettrica e chimica in aree specifiche del cervello come fosse un’esplosione di una bomba. Rizzolatti ha scoperto che, nelle aree deputate ai movimenti, la medesima attività neuronale si verifica sia in chi compie un gesto, per esempio afferrare un bicchiere, sia in chi lo guarda. Per questo nell’osservatore si parla di neuroni specchio. Dunque, a livello cerebrale, se guardo qualcuno mangiare è in qualche modo come se mangiassi anch’io, e se guardo qualcuno guidare, è come se guidassi anch’io, e dunque non solo imparo quello che tu fai, ma capisco anche le tue intenzioni. “In ogni azione, oltre ciò che si fa, conta l’intenzione, il perché la si fa” dice Rizzolatti. Prendo il piatto, è l’azione. Come lo prendo è fondamentale per capire l’intenzione. Se per mangiare, o per scagliarlo contro il mio interlocutore, per esempio. E sono i neuroni specchio che ci rivelano l’intenzione in tempo reale, per cui siamo pronti a coprirci la faccia se chi ci sta dinanzi ha intenzioni aggressive. L’empatia è la base della vita sociale. È, come sosteneva Martin Buber, quella che consente di realizzare il rapporto Io-Tu, cioè tra due soggettività diverse ma equivalenti, rispetto all’Io-Esso, dove l’altro è mero oggetto. Questo, secondo Rizzolatti, può avvenire solo grazie ai neuroni specchio, che appartengono alla sfera intuitiva, non a quella cognitiva e che si attivano se riconosco me stesso nell’altro.

Intuitivo e cognitivo, empatia e cultura, si influenzano a vicenda. Posso con il ragionamento capire ciò che non “sento” attraverso i neuroni specchio e, viceversa, posso bloccare attraverso un percorso razionale e culturale l’azione degli stessi. Questo spiega perché l’empatia si attivi in cerchi concentrici, verso coloro che consideriamo simili a noi: i familiari, i vicini di casa, i concittadini, quelli che appartengono alla stessa religione, allo stesso partito, o tifano verso la stessa squadra di calcio. Viceversa potrebbero essere inibiti nell’interazione con chi  viene considerato differente in termini di appartenente ad altre comunità o con interessi opposti ai propri.I neuroni specchio, insomma, potrebbero essere attivati o disattivati da fattori culturali; èquesta l’ultima frontiera della ricerca di Rizzolatti, che aiuta a comprendere anche i grandi cambiamenti sociali della nostra epoca. Pensiamo, ad esempio, ai movimenti animalisti, che hanno cambiato la nostra percezione delle sofferenze degli animali. Le modalità secondo cui questo meccanismo di inibizione o attivazione da parte della cultura agisca sui neuroni specchio ancora non è stato identificato, ma quando lo sarà potrà portare a una vera e propria rivoluzione nella vita sociale e nelle terapie delle malattie psichiatriche.

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