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La rabbia: come riconoscerla, affrontarla e superarla

Continua il nostro viaggio attraverso le emozioni, approdiamo oggi al vissuto emozionale che riusciamo a gestire, spesso, con più difficoltà, la rabbia.

Abbiamo già parlato delle peculiarità delle emozioni primarie definendole innate ed universali, la rabbia appartiene a questa categoria e, in quanto tale, svolge una funzione adattiva nella vita degli individui, originando dall’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente di appartenenza. Tale discorso prende una piega diversa nel momento in cui la rabbia sopraggiunga nelle semplici situazioni di vita quotidiana in cui è facile perdere la calma (un semplice diverbio tra individui, un tradimento amoroso, una ramanzina ingiusta da parte del capo, o anche un impeto di rabbia verso sé stessi per non essere riusciti in una situazione desiderata). In questo caso la funzione adattiva è svincolata dalla sopravvivenza e si stanzia nella necessità di dissipare l’energia accumulata.

Il rovescio della medaglia di questa emozione è dato da come se ne affronta la veemenza. Una rabbia di forte intensità può arrivare a dei picchi in eccesso quali ira, furore, esasperazione e collera; se invece l’intensità è minore si manifesta in fastidio, impazienza, irritazione, insofferenza. Alle sensazioni provate si aggiunge una specifica risposta fisica localizzata in: petto (accelerazione del battito cardiaco, petto che si gonfia), mani (si stringono i pugni), e viso (mimica facciale caratteristica con fronte e sopracciglia aggrottate e denti stretti). Segni, questi corporei, riconoscibili e comuni a tutte le culture, tanto che il film di animazione Hulk è riuscito a riprodurli esattamente nella creazione di un semplice individuo che nel momento in cui esperisce una forte rabbia stringe forte i pugni, si gonfia in petto, digrigna i denti e diviene una nuova creatura che utilizza la forza per sfogarsi.

L’eccesso di intensità, infatti, può sfociare in un’aggressività agita o in una frustrazione repressa; in questi casi ed in quelli in cui comporta sofferenza individuale o compromissione delle relazioni sociali la rabbia diviene disadattiva, disfunzionale e patologica. Nei casi di frustrazione repressa vien da se che le emozioni non riconosciute trovano il modo di esprimersi ugualmente attraverso il linguaggio corporeo, traducendosi in sintomo psicosomatico, quale evidenza di un pensiero, un’emozione, che abbiamo deciso di ignorare e di conseguenza reprimere perché svantaggiosa. In questi casi è essenziale ascoltare il proprio corpo per capire cosa abbiamo trascurato nella nostra mente, ovvero quali situazioni abbiamo deciso di affidare all’oblio per affrontarle e rimodularle.

Il modo migliore per dissipare un accumulo di energia dato dalla rabbia è quello di impiegarla in altre attività che permettano all’individuo di rigenerarsi, una lunga corsa all’aria aperta o la pratica sportiva sono delle condizioni ottimali per tamponare e rimodellare l’eccesso di rabbia. Lo sforzo fisico ci permette di diffondere l’energia accumulata e allo stesso tempo l’affaticamento porta il cervello a produrre endorfine, sostanze con proprietà analgesiche simili a quelle di morfina ed oppio che consentono all’organismo di rilassarsi e stare meglio. Un ulteriore modo per affrontare l’eccesso di rabbia è la pratica di meditazione e yoga, in quanto attività che permettono di valutare da dove origina questa emozione e perché la si prova, offrendo, per cui, la possibilità di riflettere su quanto valga la pena arrabbiarsi in determinate situazioni.

Il motivo per cui è diventato così difficile nel tempo gestire questa emozione è dato dalle influenze culturali che hanno connotato la rabbia esclusivamente in termini negativi, inibendone le modalità espressive. Tale situazione ha comportato l’utilizzo del sarcasmo nella dialettica, ad esempio, per attaccare l’altro, in maniera bonaria, avvertendolo che qualcosa che ha detto o fatto in realtà non ci va giù. È importante invece capire che la rabbia è un’emozione come tutte le altre, ed in quanto tale va riconosciuta, vissuta ed agita; evitando esiti distruttivi, è da considerare assolutamente lecito in determinate situazioni sentire la necessità di sperimentarla, è quindi molto importante non sentirsi inadatti qualora la si provi. Difatti, crearsi una maschera attraverso cui nascondere la propria rabbia, per meglio rapportarsi agli altri, a lungo andare porta ad una situazione di eccessiva pressione difficile da tenere sotto controllo.

Nel momento in cui ci si rende conto che la gestione delle emozioni negative non è più sotto il nostro controllo è necessario affidarci ad un aiuto esterno. La terapia aiuta, infatti, l’individuo a riconoscere le proprie emozioni, ad ascoltare il proprio corpo, a gestire nella maniera più adeguata l’energia che stiamo riconoscendo, permettendoci di vivere con serenità anche un’emozione “difficile” come la rabbia.

E voi siete in grado gestire al meglio le vostre emozioni negative? Potete provare a scoprirlo attraverso questa scala:

Quanto sei capace di:
1.     Evitare di arrabbiarti quando gli altri si comportano male con te
2.     Non scoraggiarti in seguito ad una pesante critica
3.     Superare l’irritazione per i torti subiti
4.     Evitare di scoraggiarti di fronte alle avversità
5.     Evitare lo scoraggiamento se i tuoi amici e i tuoi cari non possono esserti vicini nel momento del bisogno
6.     Superare la frustrazione se gli altri non ti apprezzano come vorresti
7.     Mantenerti calmo in situazioni di stress
8.     Superare la rabbia per essere stato/a rifiutato/a

 

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