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Introduzione alla genitorialità

Il diventare genitori è inevitabilmente legato a un corollario di desideri e paure consolidate nell’arco di vita in cui si ricopre lo status, sociale e familiare, di “figlio”. Questa transizione comporta non solo una trasformazione di mansioni (ricevere cura prima e fornirla poi), ma anche la costruzione di una nuova identità. Quest’ultima si configura soprattutto con il rendersi disponibile al riconoscere il bisogno dell’altro, laddove nella buona genitorialità si creano i giusti “modelli operativi interni” (MOI), che Bowlby identifica come base di tutte le relazioni future dell’essere umano e della costituzione della sua individualità. Quando nasce un bambino l’assetto familiare esistente si modifica attraverso il passaggio dalla coppia alla triade familiare, con la necessità che si inneschino nuove dinamiche e che l’iter familiare si rimoduli sulla base delle nuove esigenze. Tale situazione si costituisce attraverso la creazione, all’interno della coppia, di uno spazio sia fisico che psichico di accoglienza per il bambino, tenendo conto di una sorta di confine che non annulli l’essere coppia ma che la integri nella giusta misura. Ciò rende più semplice la gestione di problemi e conflittualità che spesso si incontrano nelle pratiche educative familiari.

Viene da sé che un sistema come quello familiare, in continua trasformazione e di per sé già articolato, possa entrare in crisi al verificarsi di nuovi eventi che ne sconvolgano gli equilibri, siano essi eventi attesi (introduzione al sistema scolastico, adolescenza, nascita di un nuovo figlio), oppure inattesi (separazioni conflittuali, disabilità, lutti, malattie, perdita del lavoro). In questi momenti la capacità del sistema familiare del fare ricorso alle proprie risorse personali e familiari è l’ago della bilancia tra l’uscita dal momento di crisi e la permanenza in esso.

La famiglia monogenitoriale, la famiglia “allargata”, la famiglia formata da una coppia eterosessuale e quella formata da una coppia omosessuale, la famiglia di fatto, la famiglia multiculturale, costituiscono ad oggi la molteplicità dei nuclei familiari esistenti nella nostra società. Ciascun modello familiare affronta diverse problematiche e prova a gestirle, seppur con difficoltà, al fine di ottenere un equilibrio ed evitare la crisi. Spesso ci si sente inadeguati, si è preoccupati di non essere all’altezza del compito, ci si confronta continuamente con i modelli educativi appresi dalle famiglie di origine; tutto ciò può portare i neogenitori a mettersi in una posizione di difesa e a chiudersi rispetto all’eventualità di un supporto esterno.

Il sostegno alla genitorialità è un aiuto rivolto alle famiglie che non intende sostituirsi alla pratica genitoriale, bensì prevede un accompagnamento, un supporto nei momenti di necessità. Tale sostegno si sostanzia nel promuovere le risorse familiari presenti in ciascun nucleo, riconoscere in ogni famiglia la presenza di competenze e abilità specifiche, ascoltare i bisogni di ciascun componente del nucleo familiare, creare spazi di confronto inter ed intra familiari utili al dialogo e all’aiuto reciproco nella risoluzione di problemi comuni. I percorsi di sostegno alla genitorialità sono utili per apprendere nuovi modi di risolvere i problemi e gestire i conflitti, aiutano i genitori a capire il momento che la propria sfera familiare sta vivendo, in modo da affrontare con positività e consapevolezza il cambiamento, permettendo di riconoscere le proprie ed altrui emozioni e comprendere meglio il punto di vista dell’altro. Sono diverse le strutture in cui è possibile trovare questo tipo di sostegno e fanno capo sia al settore pubblico (ASL, Consultori, Cooperative sociali, Servizi socio-sanitari), sia al settore privato (Liberi professionisti, Centri privati). Lo scopo è quello univoco di evidenziare le risorse esistenti e acquisire nuove modalità di gestione degli eventi stressanti, le metodologie impiegate possono essere differenti, tra queste: la terapia familiare, di aiuto alle famiglie che non riescono ad adattarsi a nuove modalità di organizzazione in seguito ad eventi che lo richiedono; lo spazio neutro, di aiuto alle famiglie che al seguito di eventi altamente conflittuali o violenti hanno interrotto o sconvolto le dinamiche familiari esistenti; la mediazione familiare, di aiuto alle famiglie che hanno vissuto una separazione e al seguito della stessa non riescono a gestire in maniera ottimale le dinamiche familiari; i gruppi di mutuo aiuto, dove lo scambio avviene tra i diversi nuclei familiari ponendosi a sostegno gli uni degli altri al fine di una condivisione delle esperienze, con l’aiuto di un tutor esterno.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con il Laboratorio di Ricerca ed Intervento in Educazione familiare dell’Università di Padova, i Servizi Sociali e di protezione e tutela minori (cooperative del privato sociale, scuole, ASL) ha creato il P.I.P.P.I., Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione; lo scopo è creare un accordo di interscambio tra le varie istituzioni che si occupano della promozione del bene comune, per ridurre al minimo il numero dei bambini che vivono situazioni di disagio familiare. Il programma prevede di innovare le modalità di intervento rispetto alla famiglie negligenti, riducendo il rischio di maltrattamento ed aumentando la sicurezza dei bambini, al fine di migliorare la qualità di vita degli stessi. Nel corso degli ultimi anni sono più di 120 gli ambiti territoriali italiani che hanno scelto di aderire a questo programma sperimentale, indistintamente tra il nord e il sud Italia, accettando così di innovare i metodi e gli strumenti di intervento al fine di promuovere una genitorialità positiva, in grado di fronteggiare i bisogni evolutivi del bambino anche e soprattutto in condizioni problematiche e di debolezza psicologica, sociale, e/o economica. L’obiettivo ultimo del P.I.P.P.I. è quindi il contrasto all’allontanamento dei bambini dai nuclei familiari d’origine (qualora sia possibile lavorare su di essi e renderli sani) attraverso lo sviluppo di un approccio strutturato, ma adattabile alle diverse situazioni. L’implementazione di questo nuovo programma da parte del Ministero, e l’adesione della totalità delle regioni autonome italiane, ci fa capire come il sostegno alla genitorialità costituisca una reale risorsa per il benessere familiare e sociale, laddove sono le famiglie a costituire la società, e i bambini i futuri costruttori del nostro e dell’altrui benessere.

 

APPROFONDIMENTI

  • Modelli operativi interni (MOI): introdotti da John Bowlby (1980) nell’ambito della teoria dell’attaccamento, corrispondono a delle rappresentazioni mentali che il bambino costruisce nel corso dell’interazione con il proprio ambiente ed in particolar modo con le figure di attaccamento. Le relazioni con le figure significative (risposte che il genitore dà alle richieste di cura e conforto del bambino), vengono generalizzate in modelli operativi interni che costituiscono rappresentazioni interne di Sé, dell’Altro e di Sé con l’Altro, e faranno da base all’elaborazione delle successive esperienze di relazione del bambino.
  • Spazio Neutro: è un servizio rivolto alle famiglie che hanno subito fratture a seguito di episodi di alta conflittualità tra i genitori o situazioni di criticità, si tratta di Incontri protetti disposti da Asl, Servizi Sociali, Tribunale per i Minorenni o Tribunali Ordinari in uno spazio in cui la relazione tra figli e genitore possa essere osservata da un operatore specializzato in modo da assicurare la protezione del minore.

 

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