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Ansia post-partum: ne hai mai sentito parlare?

Che cos’è?

Un disturbo poco conosciuto ma non per questo meno invalidante,  l’ansia post-partum o baby blues si caratterizza con una sintomatologia simile alla normale ansia: attacchi di panico, insonnia, mancanza di appetito, pensieri ricorrenti negativi e preoccupazione costante per la sicurezza e la salute del proprio bambino.

Questa non è da confondere con la più nota depressione post-partum, un disturbo dell’umore di cui soffre il 10-20% delle neo-mamme nel periodo successivo al parto (si presenta per un arco di tempo più lungo rispetto all’ansia post-partum per la quale parliamo di settimane) e si caratterizza con crisi di pianto, sbalzi d’umore, insonnia, perdita di appetito, mancanza di interesse per le attività quotidiane ed un’evidente ansia generalizzata nella gestione del nuovo arrivato. Nei casi in cui viene diagnosticata è possibile intervenire con una psicoterapia coadiuvata dalla somministrazione di farmaci antidepressivi.

Studi condotti dal Professor J. Pawluski, neuroscienziato dell’Università di Rennes in Francia, hanno dimostrato che l’ansia post-partum coinvolge aree cerebrali diverse rispetto a quelle delle donne che non sono neo-mamme, ma che sono comunque affette da un disturbo d’ansia (confronto tra la scansione del cervello di mamme con depressione e ansia post-partum con quella di persone con disturbi depressivi più gravi). L’analisi ha messo in luce che i disturbi dopo il parto coinvolgono schemi cerebrali differenti rispetto a chi soffre di ansia e non ha partorito di recente. La differenza più evidente è stata riscontrata nell’amigdala, l’area cerebrale deputata alla paura e alle reazioni alle minacce: le neo mamme mostravano un’amigdala meno reattiva ai segnali emotivi eccetto quelli che riguardavano il loro figlio, in confronto a soggetti con disturbi dell’umore più invalidanti.

Da un punto di vista neurologico, il cervello della donna, durante la gravidanza, va incontro ad una serie di cambiamenti che possono influire più o meno incisivamente sui propri stati umorali. L’arrivo del neonato, e con esso della necessità di accudirlo e soddisfarne i bisogni, obbliga la donna a sviluppare capacità che, a discapito di quanto comunemente ritenuto, non sono innate; nel far fronte a queste incombenze possono determinarsi esperienze totalmente paralizzanti per la vita di una donna. Il fatto che l’ansia post-partum sia poco diagnosticata non stupisce poichè si tende a credere che le neo-mamme siano naturalmente parecchio ansiose per i propri figli. Può accadere che una madre sia costantemente preoccupata per la salute e lo sviluppo del bambino, per la sua capacità di essere un buon genitore, per come riuscirà a conciliare lavoro e casa con annessa cura di un figlio (se volete approfondire questo tema consultate anche https://www.psiconovel.it/mamme-social/). E’ possibile che diventi totalmente incapace di riposarsi e  dormire, soggetta a continui cambi d’umore, o sperimenti sintomi fisici come batticuore, vertigini, nausea, insonnia, allora si può dire che soffra di ansia post-partum.

 

Come affrontare l’ansia post-partum?

Karen Kleiman, fondatrice e direttrice del The Postpartum Stress Center sostiene che la cura migliore sia “l’accettazione” e afferma che seppur difficoltosa, essa è fondamentale al fine di riconoscere i sintomi, affidarsi a persone competenti ed imparare a gestirli.

Altra parola chiave per rispondere a questa domanda è “condivisione” e a parlarne è la giornalista Kristen Hewitt sul suo blog in cui, rifacendosi alla sua esperienza personale, parla dell’ansia dopo parto come un’ “ondata mostruosa” che la rese inadeguata e, sulla scia delle sue esperienze, incoraggia le altre mamme a non chiudersi a riccio e a parlarne con qualcuno a loro vicino come primo passo per fronteggiare tale disturbo. (invitiamo i lettori a consultare questo blog per maggiori informazioni https://kristenhewitt.me/9-natural-ways-to-cope-with-anxiety-2/) Inoltre la giornalista afferma che le neo-mamme hanno il diritto di provare paure e preoccupazioni legate ad un nuovo “trauma” subito ma allo stesso modo hanno il dovere di affrontare il disagio, riconoscerlo e farsi aiutare da figure professionali che operano nel settore le quali consentano di ripristinare la situazione iniziale di serenità.

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