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Siamo tutti vittime dell’effetto Ikea

Cos’è l’Effetto Ikea?

Avete presente quella sensazione di legame e affezione che provate nei confronti di un oggetto o un prodotto da voi creato, frutto del vostro impegno e dei vostri sforzi, come un mobile Ikea? È questo il fenomeno studiato da Dan Ariely, professore statunitense di psicologia ed economia comportamentale, a cui ha dato il nome di “effetto Ikea” e che spiega il motivo per cui svolgere specifici lavori è più soddisfacente rispetto a farne altri.

Costruire da zero o collaborare, anche in minima parte, alla realizzazione di un prodotto, fa sì che ci si senta più profondamente legati a quell’oggetto rispetto a quanto accade nell’ acquistarlo già realizzato. L’azione della costruzione fa nascere nelle persone il compiacimento per essere riusciti a realizzare qualcosa di tangibile, di cui vediamo il prodotto finale, approfondendo così il legame con l’oggetto creato!

Tanto maggiore è il coinvolgimento dell’individuo nelle fasi di realizzazione del prodotto, dall’ideazione all’assemblaggio, tanto maggiore sarà il senso di soddisfazione ed attaccamento all’oggetto. Per questo motivo il lavoro artigianale è da un lato più faticoso ma anche più gratificante rispetto al ruolo dell’operaio, parte di una catena di montaggio, che prende parte solo ad un segmento della realizzazione e non ha dunque la possibilità di creare un legame con il prodotto finito, sperimentando così un senso di alienazione.

Ariely condusse un esperimento che consisteva nel far produrre ad un gruppo di persone degli origami. Una volta finiti potevano portarli con sé, solo dopo averli pagati ed indicato un prezzo. Contemporaneamente chiese ad un gruppo di persone che aveva assistito alla realizzazione, di indicare un prezzo per i prodotti realizzati. Né risulto che gli autori del prodotto scelsero un prezzo nettamente superiore rispetto a quello indicato dagli osservatori. Dunque il valore monetario assegnato riguardava prevalentemente il rapporto che si era instaurato ed il tempo speso per realizzare quell’oggetto.

Il lavoro contribuisce a fornirci la prova della nostra esistenza, una cosa realizzata con le nostre mani ci dice “io esisto perché tu mi hai realizzato, dunque tu esisti!”

Come il marketing si serve dell’effetto Ikea per accaparrarsi consumatori fedeli?

Se il valore percepito dell’oggetto è più alto rispetto al valore reale dell’oggetto stesso, quando quest’ultimo è frutto della fatiche della persona che sente di aver avuto un ruolo nella sua realizzazione, risulta vincente creare prodotti che coinvolgano l’utente o l’acquirente nella finalizzazione dello stesso, al fine di instaurare un legame affettivo, profondo e duraturo tra l’individuo e l’articolo, legame che avrà il risultato di stabilizzare la fidelizzazione.

A pensarci bene, in quanto consumatori,  siamo sopraffatti dall’ikea effect. Aziende come la Lego, che consentono di costruire e realizzare il proprio giocattolo, la stessa Ikea che ti rende autore assoluto dei complementi di arredo, tutte le app che prima di consegnarti il prodotto finale richiedono un tuo contributo, in termini di tempo, per completare un account, come Netflix, in modo che l’utente percepisca di aver contribuito essenzialmente a rendere il servizio più personalizzato ed efficiente possibile, oppure aziende come la Cameo che forniscono all’acquirente prodotti dolciari quasi pronti ma non del tutto, in modo che la persona senta di aver avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione del risultato finale.

L’effetto Ikea è ovunque e ci rende consumatori perfetti!

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