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Paese che vai perversione che trovi!

 

Perversione è un termine che porta con sé una connotazione etica, è una parola che rimanda al peccato, all’infrazione, talvolta all’umiliazione, alla sopraffazione, al dolore, inflitto all’altro o a sé stesso, dinamiche che stanziano vividamente nella psiche del perverso. È per questo che la psicologia clinica preferisce riferirsi a queste consuetudini con un termine più neutro, meno giudicante, quello di parafilia; al fine di evitare l’intrinseco giudizio moralistico che finirebbe con l’etichettare il soggetto come malvagio o inaccettabile.

Le perversioni sessuali sono degli atti finalizzati al raggiungimento del piacere che si esprimono in forme atipiche rispetto alla norma, come il travestitismo, l’esibizionismo, il voyerismo, il sadomasochismo, il feticismo, la zoofilia ecc. Liberare il concetto di parafilia dalla connotazione morale, spoglia però lo stesso da ciò che effettivamente spinge l’individuo a soddisfare la propria libido in modo non convenzionale, ossia la volontà di assecondare l’azione trasgressiva che sovverte l’ordine morale, che punta all’umiliazione, alla crudeltà, o allo spostamento dai comuni oggetti di eccitazione.

Le prime teorizzazioni in ambito parafiliaco risalgono alla fine dell’800, quando la sessualità perde la sua associazione con l’età adulta e diviene piuttosto parte costituente dell’individuo, che insorge, dunque, con la sua nascita. Lo sviluppo di desideri e atti perversi in età adulta è, in quest’epoca, associato alle fantasie masturbatorie infantili, una sorta di fissazione libidica, un arresto dell’energia sessuale in zone erogene “non mature”, ossia che deviano dalle aree genitali. Secondo Freud l’individuo in questione non apprende l’accondiscendenza all’autorità né il differimento del piacere, esiti del superamento del complesso edipico, questa mancanza impedisce all’Io di raggiungere la maturità, tale immaturità consente di soddisfare i desideri inconsci proibiti pur cedendo in pegno un parziale diniego della realtà. La perversione da un lato non nega completamente la realtà e, dall’altro non evita il soddisfacimento del desiderio proibito, rifugge dunque sia dalla psicosi che dalla nevrosi.

La sessualità deviante sfugge dalle relazioni amorose consuete dove l’obiettivo è quello di provocare piacere nel partner, contestualmente al proprio piacere, dove l’atto sessuale è uno scambio che comprende anche la volontà di prendersi cura dell’altro. La perversione, che pone le sue radici nella fantasia aggressiva e di possesso, è invece caratterizzata dalla degradazione dell’oggetto, ossia, riduce l’altro da un partner paritario ad una cosa. Ad esempio nel feticismo l’oggetto concreto sostituisce l’essere umano e diviene l’unico mezzo per soddisfare l’eccitamento sessuale; nel sadomasochista l’oggetto è deumanizzato, sottomesso, umiliato e asservito, su di esso è possibile esercitare la propria fantasia di potere e di controllo.

Nel famoso romanzo “Venere in pelliccia” (di cui consigliamo l’omonima reinterpretazione cinematografica di Roman Polanski), l’autore Sacher-Masoch, dal cui nome sarà poi coniata l’espressione sado-masochista, descrive l’orgasmo del perverso come “sovrasensuale”, che supera il limite dei sensi e del corporeo e si discosta dal piacere sperimentato dalla sessualità consueta. Si tratta di individui ipereccitabili e predisposti ad un’estasi sessuale (Kraft-Ebing). Questo concetto permette di comprendere come la perversione contribuisca ad innescare uno stato di dipendenza. Le perversioni sessuali sono dunque accostabili alle tossicomanie in quanto rendono schiavi da una fantasia erotica al pari degli stupefacenti. L’individuo preda della parafilia è spinto verso la perversione con la stessa intensità con la quale il tossicodipendente tende alla droga, ed inoltre il piacere che deriva dal fruire sia dell’una che dell’altra è molto simile, in entrambi i casi è possibile riferirsi ad un piacere estatico (Kouth).

Il concetto di perversione è un dominio dinamico, in continua evoluzione, che segue e varia riferendosi ai cambiamenti culturali, le collocazioni geografiche e le appartenenze religiose. Le variabili che intervengono perché un atto sessuale, o meglio sessualizzato, possa essere definito deviante da ciò che è normale sono troppe e talvolta incontrollabili.

Ciascun area della mente dell’individuo non può prescindere dalle trasmissioni culturali e filogenetiche, ciascun aspetto della vita del singolo, per quanto unico, è inevitabilmente permeato dalla cultura di appartenenza.

Sbirciando la sessualità orientale indossando le lenti del bel paese saremmo portati a considerare alcune loro pratiche molto comuni come manifestazioni di nucleo patologico. La loro tradizione erotica ha origini molto antiche e racchiude una sessualità esplicita e non censurata. Gli shunga del ‘600, ad esempio, tavole sessualmente esplicite che raffigurano rapporti tra cortigiane ed avventori, talvolta con spinte zoofiliche o voyeuristiche. La cultura orientale, da quella classica a quella contemporanea, è permeata di sessualità perversa, è un mezzo per sublimare un erotismo oscuro, se visto con occhi occidentali. I manga hentai, la cinematografia di Kim Ki-duk, la fotografia di Araki, sono opere dense di sessualità sofferente e proibita, che accoglie un labilissimo confine tra consensuale e non consensuale, che introduce corpi emaciati e immobilizzati, violati, talvolta, da mostri marini. Nella rappresentazione erotica classica giapponese è comune ritrovare la raffigurazione dello stupro tentacolare, un mostro marino che abusa di una donna preda dei suoi tentacoli, l’immagine sembra richiamare la deflorazione del territorio giapponese per mano delle flotte militari nemiche, dove per deflorazione si intende letteralmente privazione dei propri fiori, della propria bellezza e della propria libertà. Inoltre a differenza della religione cristiana, che della sessualità fa un tabù, un atto finalizzato alla creazione; lo Shintoismo non punisce né disdegna la sessualità, ma la esalta. Ma una presenza così imponente e spinta della sessualità in Giappone non coincide con l’utilizzo del corpo sessualizzato in qualsiasi ambito, come la pubblicità accattivante. La sessualità è assente, a differenza dell’area occidentale, da qualsiasi contesto di vita pubblica ma al contempo la società è invasa dalla sua riproduzione iconografica. Probabilmente questa sovrarappresentazione della sessualità, nel nostro territorio, è solo uno specchio del tabù ancora oggi presente, probabile retaggio della cultura religiosa, qui infatti la sessualità è meno esplicita e spinta ma è onnipresente in maniera celata.

La frazione di personalità che si nutre di fantasie perverse convive consapevolmente con quella che è si relaziona con la realtà affettiva, le perversioni sessuali strutturate escludono la frustrazione, l’angoscia e la sofferenza dell’esserne schiavo, per questo motivo in terapia si recano principalmente coloro che temono sanzioni giuridiche. Quando, però, l’individuo si allea con il piano terapeutico, quest’ultimo si rivela molto fruttuoso.

La perversione sessuale rappresenta un nucleo patologico quando l’individuo non riesce a raggiungere l’eccitamento sessuale con fantasie differenti; ma se non si arreca danno all’altro e nella coppia si vuole sperimentare qualcosa di nuovo e diverso, non c’è di che preoccuparsi!

Approfondimenti

Fissazione libidica: a causa di un’esperienza traumatica o dell’incapacità da parte del soggetto di abbandonare una fase dove ha trovato soddisfazione, si verifica l’arresto, durante lo sviluppo psicosessuale, di una quantità di libido in particolari zone erogene o in particolari modalità di soddisfacimento esperite in passato. La fissazione può riferirsi ad una fase della sessualità pregenitale (es. orale, anale, fallica), ad un oggetto (es. la madre); ad un trauma (solito nelle nevrosi traumatiche).

Complesso Edipico: è un concetto coniato da Freud utile a spiegare lo sviluppo del bambino attraverso l’identificazione con il genitore dello stesso sesso ed il desiderio nei confronti del genitore di sesso opposto, il corretto superamento di questa fase permette l’interiorizzazione del divieto e di un nucleo protettivo, normativo e punitivo che prende il nome di Super-Io.

Io: è un’istanza psichica, ossia una struttura che organizza la psiche, che ha il compito di mediare la contrapposizione tra le pulsioni e le esigenze sociali, organizzate rispettivamente da altre due istanze l’Es ed il Super-Io. Inoltre l’Io gioca un ruolo difensivo, protegge l’individuo da esperienze pulsionali troppo intense ed altre esperienze minacciose.

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