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Ma a cosa servono i fratelli?

La fratellanza o la sorellanza è una relazione familiare speciale, ricca di unicità, talvolta incongruente, è un legame che consente di sperimentare, con la stessa persona, sentimenti, azioni e cognizioni antagoniste e contrastanti. Si passa dalla complicità massima a conflitto estremo, dalla protezione incondizionata al tradimento.

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I fratelli si influenzano profondamente l’uno con l’altro. Essi trascorrono molto tempo insieme, condividono numerose esperienze, si osservano vicendevolmente nelle interazioni con altri attori sociali e la loro relazione è spesso emozionalmente molto intensa. La ricchezza e la varietà della tipologia di interazioni riscontrabili tra le coppie di fratelli è unica, non esistono legami che consentono lo stesso grado di esplorazione sociale ed apprendimento.  È possibile osservare:

  • Rivalità;
  • Atti sociali (es. condivisione, cooperazione, sostegno);
  • Imitazione, solitamente da parte dei fratelli minori nei confronti dei maggiori.

Inoltre il ventaglio di abilità comunicative apprese è estremamente ricco e diversificato, quando la partner è la madre il dialogo instaurato è verticalistico e verte principalmente su attività educative o sui soli sentimenti del bambino e tenderà a decrementare con il tempo, invece, la comunicazione tra fratelli si basa principalmente su situazioni buffe e giocose, il discorso sui sentimenti è paritario, ciascuno parla dei propri e si farà sempre più presente e profondo. Anche le relazioni di gioco simbolico tra fratelli sono un momento di importante sperimentazione, in quanto partner paritari si inseriscono in maniera naturale nel gioco simbolico costruito, che sarà ricco di stimoli ed estremamente partecipato. Inoltre, i bambini dovranno imparare a negoziare l’assetto normativo che compone le regole del gioco, allenarsi alla condivisione, all’alternanza dei ruoli, all’imparzialità. I fratelli tenderanno anche ad accompagnarsi nelle prime trasgressioni, inserendo nelle loro conversazioni, parole “socialmente sconvenienti” al fine di poter sperimentare le prime ribellioni accompagnati da un pari, creando complicità senza doverne subire le conseguenze.

Il privilegio di essere fratelli minori

I fratelli minori sono consapevoli dei privilegi derivanti dall’essere i più piccoli, innanzitutto non dovranno sperimentare il dolore della gelosia dato dall’arrivo di un nuovo membro, giunto a rompere l’equilibrio familiare. Anche nelle conquiste delle piccole libertà si troveranno avvantaggiati, perché quelle lotte con i genitori, soprattutto in epoca adolescenziale, per conquistare autonomia, affermazione, autodeterminazione e differenziazione, saranno già state condotte e vinte dai fratelli maggiori, ritrovandosi così a percorrere una comodissima strada spianata. Ciò condurrà a vivere esperienze di vita differenti che comporteranno l’impiantarsi di caratteristiche di personalità nettamente differenziate, pur condividendo gran parte del patrimonio genetico e lo stesso nucleo educativo.

La gelosia tra fratelli: “odi et amo”

Il sentimento di gelosia nutrito dai bambini alla nascita di un nuovo fratello o sorella è del tutto naturale, trae origine dalla paura di perdere l’esclusività della cura, dell’interesse e dell’amore delle persone amate. Fino a quel momento il bambino o la bambina hanno costruito una rappresentazione mentale secondo la quale lui o lei erano gli unici in grado di meritare quelle attenzioni privilegiate. La sofferenza sperimentata da un infante all’arrivo di un nuovo membro all’interno dell’assetto familiare crea la base per l’innescarsi di tensioni e conflitti anche molto aspri tra i fratelli, il sentimento saggiato è molto doloroso e difficile da gestire, potremmo paragonarlo al dolore provato da un partner alla scoperta di non essere l’unico o l’unica a godere delle tenere attenzioni del proprio amato o della propria amata. Questa condizione, per quanto inizialmente penosa, risulta essere un’importante banco di prova per sperimentare abilità relazionali come la tolleranza, la fiducia, la condivisione e la reciprocità e tenderà ad evolversi in complicità ed amore incondizionato per il nuovo nato.

… come riconoscerla…

Esistono dei segnali importanti e visibili, mandati dal bambino che sperimenta la gelosia, in particolare tenderà a mettere in atto comportamenti regressivi, propri di uno stadio precedente dello sviluppo, come rifiutarsi di mangiare da solo, vestirsi da solo, richiederà i propri oggetti di conforto come il ciuccio o vecchi giocattoli, soffrirà di enuresi (fare la pipì addosso o a letto),  richiederà una vicinanza maggiore da parte dei genitori, più coccole e più interazioni di gioco, o probabilmente tornerà a parlare con una voce infantile, oppure potrà fare dispetti o mettere in atto comportamenti verbalmente o fisicamente aggressivi sia nei confronti del genitore che della sorella o del fratello, al fine di sabotarne l’idilliaca relazione che intrattiene con i genitori.

… come reagire?

In questi casi il genitore non dovrà punire gli atti di ribellione o regressione manifestati dal figlio geloso, così facendo infatti rischia di mandare i messaggio che la gelosia sia un sentimento che non deve essere sperimentato punendone le sue manifestazioni, è importante accogliere e rassicurare, empatizzare questo sentimento e provando a riservare ad entrambi i figli le medesime attenzioni, assicurando momenti di interazione esclusiva e valorizzandoli e lodandoli per le abilità dimostrate e le caratteristiche possedute al fine di aumentare la loro autostima e ridurre la gelosia.

 

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