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Finti malati per vere attenzioni, vi presento la sindrome di Munchausen

Sindrome di Munchausen ne avete mai sentito parlare? Si configura come un disturbo psichiatrico e comportamentale di soggetti che generalmente lamentano fastidi fittizi al solo scopo di attirare l’attenzione degli altri su di sé. Conosciuta anche come disturbo da “dipendenza da ospedale”, si manifesta simulando segni e sintomi patologici clinicamente convincenti al solo fine di ricevere cure mediche e attenzioni dalle strutture ospedaliere, alle quali ci si rivolge in modo costante e ripetitivo. Tale patologia, affermano gli esperti, non è da confondere né con l’ipocondria, nella quale il soggetto è ossessionato dall’essere affetto da qualche malattia grave ma non ha come scopo l’attirare attenzione su di sé, né con il cosiddetto “malato immaginario”, per dirlo alla Moliere, un escamotage utilizzato per sottrarsi da impegni gravosi come quelli di tipo scolastico o lavorativo, per citarne qualcuno. Nei casi più gravi i soggetti oltre ad auto-procurarsi traumi e ferite, alterano campioni biologici o manomettono diagnosi cliniche al fine di sostare il più a lungo possibile nei pronto soccorsi o nelle cliniche private.

Recentemente è stato scoperto che talvolta, le persone affette da tale patologia si insidiano anche sul web (sindrome Munchausen by internet) attraverso gruppi di supporto per persone gravemente malate ingannando i partecipanti con racconti di storie inventate. Gli studiosi hanno stilato una lista di comportamenti sintomatici ricorrenti per individuare questa patologia, tra cui:

  • essere molto meticolosi nel fornire informazioni circa il proprio stato di malattia;
  • lamentare di essere sempre al centro di situazioni gravissime di salute risolte poi in modo miracoloso;
  • contraddirsi, in quanto il fornire tante particolarità provoca poi dimenticanze per le informazioni dette in prima battuta.  

Ma quali sono le possibili cause? Premesso che la comunità scientifica non abbia ancora definito chiaramente le cause di tale patologia, è possibile riconoscere alcune concause come eventuali traumi infantili oppure disturbi di personalità. Nel primo caso siamo di fronte ad un soggetto che ha probabilmente subito situazioni di abbandono genitoriale per cui ha, nel qui ed ora, bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione; oppure può aver esperito in passato situazioni mediche invalidanti per cui ha dovuto subire pressanti cure ospedaliere e, per questo motivo, in età adulta, necessita delle stesse accortezze cliniche. Nel secondo caso, invece, siamo di fronte a strutture di personalità, quali: antisociale (disprezzo verso le regole, comportamenti aggressivi verso l’ambiente circostante), borderline (comportamenti altalenanti e dissociativi del sé) e narcisistica (senso di unicità verso se stessi e nei confronti del prossimo), che portano ad un isolamento della persona dal contesto sociale e ad una cattiva gestione dei rapporti sociali e parentali.

È evidente che un quadro clinico così complesso denota difficoltà anche per il riconoscimento di tale sindrome da parte del personale ospedaliero che, vincolato da un codice deontologico, è costretto a fornire assistenza e supporto a chiunque si rechi in ospedale senza minimizzare la patologia manifestata. Dopo essersi accertati di un caso di sindrome di Munchausen, e quindi aver verificato la presenza di alcuni indizi specifici (numerosi ricoveri, richieste ripetute di accertamenti clinici, aumento di sintomi in caso di comunicate dimissioni), il passo successivo dovrebbe essere un aiuto psicoterapeutico. Fondamentali sono la collaborazione e la volontà del soggetto nel guarire, base sulla quale poi poter avviare o un approccio di tipo psicoanalitico, utile a riconoscere la presenza di convinzioni inconsce errate oppure uno di tipo cognitivo-comportamentale, indispensabile per individuare i pensieri distorti quali gli stessi sintomi ostentati dai soggetti. Corollario indispensabile è il supporto dei cari più prossimi che, con un’adeguata informazione sulla patologia, possono riuscire a sostenere le risposte emotive del soggetto; da annoverare anche l’utilizzo di farmaci antidepressivi e stabilizzatori di umore, previa prescrizione medica.

Altra sfaccettatura della sindrome di Munchausen è quella definita “per procura”, specifica delle figure genitoriali o tutelari che inducono, al proprio caro, specifiche patologie, in maniera intenzionale e predeterminata al solo scopo di dirottare l’attenzione su di esse da parte delle istituzioni mediche, al fine di confermare la propria immagine di validi ed impeccabili soggetti di cura e suscitare, così, ammirazione e compassione. Quest’ultima differisce dalla sindrome precedentemente descritta nelle modalità di attuazione in quanto nella prima, il comportamento è autodiretto e quindi rivolto su se stessi, mentre nella seconda, l’azione è passiva e cioè ci si serve di un proprio caro per dirottare l’interesse nei propri confronti. Suggeriamo, a tal proposito, la visione del film del 1999 “Il Sesto Senso”!

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