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Coming Out: ti svelo ciò che amo!

Il coming out è la decisione deliberata e consapevole di voler rendere manifesta la propria omosessualità, transessualità o pansessualità!

Capita spesso di udire discorsi che sviliscono l’importanza di questo atto, che presuppone accettazione e condivisione, considerandolo superfluo in quanto parte di una sfera intima e privata dell’individuo.

Lo psicologo Blechner con un esperimento semplice ed immediato ha dimostrato gli effetti deleteri del nascondere aspetti così importanti della propria identità. Lo studioso si è servito di un’esperienza di immedesimazione che permettesse di sperimentare lo stress quotidiano derivante dal nascondere perennemente la propria realtà per sfuggire alla pressione dei pregiudizi sociali. L’esperimento consiste nel prescrivere alcune semplici istruzioni a soggetti eterosessuali, nello specifico si chiedeva loro di:

  • Trovare delle escamotage per non nominare la propria compagna o il proprio compagno nei discorsi con la rete sociale, utilizzando ad esempio il pronome “noi”;
  • Non partecipare ad eventi pubblici con il proprio compagno o la propria compagna, ma prenderne parte da soli;
  • Raccontare attività svolte o esperienze vissute con il proprio partner come se fossero state esperite in solitudine;

A lungo andare queste disposizioni hanno comportato un elevato livello di stress, un profondo senso di solitudine ed un immensa sensazione di isolamento, fino a sfociare in disturbi psicologici, come i disturbi d’ansia.

Il coming out può essere considerato come una scelta personale frutto di un’ingiusta ed inquietante predisposizione sociale. Il dover dichiarare la propria sessualità prima di poterla vivere in maniera libera è una pratica che sostanzia il rifiuto della società di accettare come naturale la propria identità sessuale, quando si discosta da quella eterosessuale.

Lo svelamento è l’apice di un processo graduale, lungo ed intenso, che potrebbe durare tutta una vita, o che comunque si ripropone nuovamente ad ogni nuovo contesto sociale, dove scegliere se e quando dichiarare il proprio orientamento sessuale. Il primo passo da compiere riguarda l’auto-accettazione, una sorta di coming out interiore, in cui assumere consapevolezza della propria sessualità, accettarla e superare il livello di stress derivante dal vivere in una società che privilegia l’eterosessualità e talvolta condanna l’omosessualità. Questa fase comporta non poche difficoltà e vivere in ambienti poco tolleranti e non inclusivi potrebbe innescare una dinamica di rifiuto pre-accettazione della propria sessualità, sperimentando, nei confronti di se stessi, stereotipi e pregiudizi interiorizzati in precedenza. Questo fenomeno prende il nome di omonegatività interiorizzata. Al riparo dalla dinamica appena riportata ed in seguito al processo di auto-accettazione, subentra la fase del racconto, svelarlo agli altri. L’individuo si sente in pieno diritto di vivere la propria sessualità, non accetta più di doversi nascondere e si prepara a dichiararsi all’esterno; tale processo non avrà mai fine ma sopraggiungerà in ogni nuovo contesto, ogni volta che si stringeranno relazioni con persone nuove. Ciò da un lato comporterà un perenne livello di stress causato dal non poter prevedere le reazioni di chi si ha di fronte, dall’altro fornisce all’individuo diverse occasioni di raccontarsi a sé stesso, di rendere salda la propria accettazione e di essere consapevole della propria identità, divenendo un individuo forte e sicuro con un’elevata autostima.

La reazione dei familiari è quella che solitamente desta maggiore preoccupazione, i genitori possono reagire sostanzialmente in tre modi:

– reazione accogliente e supportiva, tale accettazione è spesso esito di una conferma di dubbi maturati rispetto la sessualità del proprio figlio/a, in questo caso lo svelamento è vissuto come una liberazione tanto dal diretto interessato quanto dalle figure parentali,

– accettazione mediata dall’attraversamento dei 5 stadi di dolore quali rifiuto, rabbia, sconforto, negoziazione ed infine accettazione; ciò accade perché i genitori perdendo l’idea di figlio legata ad uno stereotipo dovranno poi fare i conti con una realtà che non avevano considerato prima di allora,

– non accettazione, è la reazione più dolorosa in quanto comporta l’allontanamento dei propri cari.

Il coming out non è un evento isolato ma, come detto in precedenza, un’esperienza di svelamento e di rottura dell’immagine che l’altro custodisce di sè, che bisogna vivere più volte lungo il corso della propria vita, l’essere sottoposti a questi microtraumi potrebbe confluire nel “Minority Stress”. Il Minority Stress, è un importante disagio sociale, che deriva dalla stigmatizzazione, dall’esclusione e dalla discriminazione della propria natura, esercitata dall’ambiente, causate dal pregiudizio, dalla stereotipia disadattiva e dalla disinformazione. Il riconoscimento sociale è una fase imprescindibile, nella vita di ciascun individuo, perché avvenga una sana crescita psichica. Vedersi attraverso gli occhi degli altri ed essere riconosciuti per quello che si è rimanda una rappresentazione psichica di noi stessi legittima, convalidata ed accettata. Quando questo riverbero è distorto e denigrato, si teme di mostrare la propria vera essenza per paura di subire i danni della non accettazione. Dunque in ambienti ostili o indifferenti, che precludono l’inclusione del soggetto, si predispongono esperienze traumatiche in grado di innalzare i livelli di stress sperimentato, in grado, a loro volta, di minare la sfera affettiva e relazionale dell’individuo.

Il coming out è sicuramente un processo individuale e strettamente personale, ma in grado di porsi come motore propulsivo per un cambiamento culturale, tanto più diverrà facile narrarsi per ciò che si è tanto meno sarà necessario farlo. Si eliminerà l’esigenza di collocarsi in etichettamenti individuali che descrivono un aspetto del nostro essere ma che invadono l’intera identità!

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