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Risocializzazione: dentro e fuori dal carcere

L’articolo di oggi prende forma da una notizia appresa, non molto tempo fa, in merito ad alcune lavorazioni artigianali di panettoni da parte dei detenuti di una casa circondariale di Padova. In questo clima squisitamente natalizio vanno ad inserirsi temi come rieducazione e risocializzazione di persone recluse che, a vario titolo, partecipano a programmi riabilitativi a scopo di reinserimento sociale. Le attività di cucina artigianale del carcere “Due Palazzi” è solo una delle tante iniziative intraprese dagli istituti penitenziari esistenti in Italia, e persegue la difficile impresa di riuscire a coniugare il “dentro” dell’esperienza detentiva con il “fuori” dell’inserimento sociale (http://www.idolcidigiotto.it/it/shop/panettoni-artigianali.html). È importante pensare alla reclusione come luogo di detenzione fondato su una logica educativa più che punitiva, nel tentativo di ristabilire dignità nel recluso offrendo trattamenti personalizzati.

Cosa c’è di meglio, tra le opportunità di rinascita personale e sociale per un soggetto, di acquisire conoscenze e abilità in ambito lavorativo? Quando un “colpevole” varca la soglia del cancello carcerario può sperimentare stati d’animo angosciosi e depressivi, senso di impotenza e anche vergogna; si ritrova a fare i conti con se stesso riguardo ad errori commessi o a scelte di vita sbagliate e per tali ragioni ha bisogno di cercare e conquistare una motivazione per reagire ed andare avanti. I programmi educativi nascono proprio con l’intento di dare una seconda possibilità, con lo scopo di educare il detenuto a gestire le proprie emozioni, evitando così di dirigere la propria rabbia o aggressività verso gli altri o lasciarsi coinvolgere in situazioni ulteriormente usuranti per il proprio stato d’animo. Incanalare la sofferenza, il disagio, il senso di colpa in attività che impegnano il corpo (come lo sport o lavori artigianali) e la mente (come la scuola o attività ludico-ricreative), può essere un ottimo metodo per diminuire eventuali rischi di recidiva dunque la messa in atto di altri comportamenti delinquenziali.

Il laboratorio di pasticceria dell’Istituto penitenziario di Padova offre un piccolo esempio di ciò che avviene all’interno del regime carcerario una volta chiuse le sbarre; il detenuto ha davanti a sé la possibilità di riscattarsi e di conoscere il rovescio della medaglia percorrendo la retta e giusta via. Con l’aiuto di specialisti, che attraverso l’osservazione individuano gli aspetti e le particolari caratteristiche del recluso, viene formulato un programma individualizzato di trattamento che contiene le indicazioni relative alle attività che il condannato è chiamato a svolgere, o alle quali deve partecipare, per raggiungere l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale. Questo iter è utile per l’assegnazione di lavori socialmente utili (solitamente svolti in Caritas ed associazioni affini), i quali prevedono un percorso extra-murario con regole precise, che sottende un’assunzione di responsabilità da parte del detenuto, che gli consentirà di intraprendere un percorso costruttivo di vita.  La rieducazione però si innesta nella quotidianità penitenziaria, la quale viene intrisa di significato e valore grazie alla collaborazione tra equipe, che spinge e motiva al cambiamento e detenuti che, con impegno e volontà, riconoscono e prendono atto che è possibile scegliere una vita diversa.

Laboratori come quello della pasticceria, corsi di formazione per sartoria, collaborazioni con licei artistici per la pittura si affiancano al lavoro di cucina, di spesino e di assistenza al compagno di cella in cui i numerosi detenuti possono essere coinvolti durante la detenzione per renderla emotivamente meno pesante. È importante la componente relazionale che racchiude questo tipo di rieducazione poiché fornisce al soggetto la possibilità di “guardarsi dentro”, esplorarsi ed analizzarsi per poter combattere, in qualche modo, i propri fantasmi interiori. Il valore terapeutico che ad esempio può avere un programma riabilitativo basato sui giochi di ruolo, come quello di una prigione di massima sicurezza in Colorado Dungeons&Dragons (per maggiori informazioni https://motherboard.vice.com/it/article/ypb78b/dungeon-and-dragons-prigione-colorado), può aiutare  il detenuto ad entrare in contatto con le proprie emozioni, relazionarsi con il gruppo e risolvere, perché no, i propri problemi. Le sessioni di gioco prendono forma dalla creazione di mondi fantastici in cui sconfiggere nemici e recuperare tesori avvalendosi dell’immaginazione dei prigionieri che, insieme ed in modo creativo, tentano di raggiungere i propri obiettivi e di sentirsi liberi, almeno mentalmente.

Credere nel recupero, costruire alternative e realizzarle sono azioni che acquistano maggior significato se calate in contesti quali quelli detentivi in cui, se pur è giusto scontare una pena per aver sbagliato, lo è altrettanto far in modo che questa non resti solo una punizione circoscritta ma una base da cui partire per divenire persone migliori. 

In occasione della Pasqua i maestri con i detenuti pasticceri hanno avviato anche la produzione di colombe ed uova di cioccolato disponibili sul sito http://www.idolcidigiotto.it/it/shop/colombe-pasquali-artigianali.html?gclid=CjwKCAjwnLjVBRAdEiwAKSGPI8oZ9Gx4ReaKCePLB14b30KVjLS5-vKQIHvx_pUh9IRwI1BoW_QSxxoCklcQAvD_BwE. L’azienda così pone ulteriormente attenzione ai programmi di risocializzazione presenti nel carcere di Padova contribuendo a dare un valore aggiunto ai prodotti ed al lavoro dei detenuti coinvolti. Allora cosa aspettate a visitare il sito ed acquistate i dolci pasquali più “ricercati” d’Italia?

 

 

 

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