Emozioni e psicologia, Psicologia pratica, Tutti gli articoli

Troppi pensieri o giuste riflessioni? Scopriamo insieme l’overthinking

La caratteristica che più distingue l’essere umano dagli animali è la capacità di ragionamento, i processi di pensiero ci permettono di creare intricate reti di ragionamento volte ad arrivare a delle soluzioni concrete o anche solo a qualcosa di astratto, come delle mere ipotesi. Tale tratto distintivo ci permette di elevarci dal puro istinto animalesco all’essere soggetti pensanti. Ma se proprio questa capacità, connotata comunemente come valore aggiunto, divenisse il nostro tallone d’Achille?

Capita di frequente di ritrovarsi a pensare “troppo”, in una società multitasking come quella odierna tutto, o quasi, sembra legato al pensare al passo successivo, all’organizzare, al prendere decisioni, al controllo degli accadimenti futuri. La ruminazione mentale è comune un po’ a tutti, ognuno può aver bisogno di riflettere per prendere decisioni o risolvere problemi, processo ancor più amplificato in determinati momenti di vita corredati da scelte, cambiamenti, o situazioni considerate stressanti. Quando questo processo riflessivo ci conduce ad un risultato, una scelta, a risolvere un problema, avrà assolto la sua funzione principale, ma qualora non lo facesse?

Può capitare di trovarsi a pensare in maniera continuativa ed intensa, con un processo di anellamento di pensieri che sembra ripetersi senza fine. A martellarci può essere un unico pensiero fisso che occupa la maggior parte della nostra giornata, attorno a cui ruota una serie infinita di ragionamenti, o viceversa, partendo da un pensiero o una preoccupazione, si può arrivare a creare infiniti scenari ipotetici che alimentano non solo la fantasia ma anche il nostro stato emotivo in conseguenza ad essa. Tale condizione prende il nome di overthinking, letteralmente pensare troppo. Quest’ultima, essendo caratteristica dell’essere umano, non è di per sé patologica, lo diviene quando ci crea un disagio e inficia la nostra qualità di vita. Ad esempio, qualora dovessimo affrontare una scelta o un cambiamento, sarebbe normale procedere con lunghe riflessioni su come rapportarsi ad esse, valutare i pro ed i contro, idealizzare eventuali scenari futuri, arrivando a delle conclusioni e vivendo con tranquillità il processo di pensiero. Diverso è se tale momento riflessivo diventa qualcosa da non riuscire a zittire nel corso della giornata, una sorta di tarlo indesiderato che si ripresenta, un agglomerato di pensieri che enfatizza eventuali stati ansiosi o rabbiosi, e che ci pone in uno stato emotivo negativo che accompagna la nostra giornata o influenza il nostro sonno.

L’overthinking può enfatizzarsi in persone che hanno la necessità di avere sotto controllo le situazioni, tale bisogno si acutizza al cospetto di cambiamenti o preoccupazioni circa eventuali situazioni, o di possibili eventi futuri temuti, che non permettono al soggetto di averne il controllo totale. Circostanze vissute come incerte o ansiogene mettono in moto il processo di ragionamento volto a fronteggiare le eventuali conseguenze, allo scopo di prevenirle e controllarle, anelando di gestire l’ansia percepita, nonostante possa trattarsi di situazioni in cui esiti e scenari non dipendano da noi, o quantomeno non solo. Questa forma di ragionamento può cementarsi in una modalità disfunzionale di pensiero che si attiva automaticamente col passare del tempo, rendendo il soggetto stremato nel pensiero ripetitivo ed infinito, ed esausto emotivamente.

La ruminazione mentale sottende infatti diverse emozioni, alimenta l’ansia nelle situazioni incerte, inasprisce la rabbia in circostanze contenziose e innesca stati emotivi negativi che a lungo andare possono trasformarsi in stati depressivi. Molte incidenze sono riscontrabili anche nelle azioni quotidiane, possiamo apparire con “la testa tra le nuvole”, astrarci a tal punto da non riuscire ad impiegare più la giusta concentrazione nel lavoro o nelle pratiche di vita quotidiana, essere totalmente privi di energie, di voglia, di iniziativa, perché troppo impegnati a dar forma ai pensieri. Va di per sé che tale condizione oltre ad influire nel quotidiano, lavorativo e personale, condizioni anche le relazioni interpersonali. Le conseguenze a livello fisico possono essere invece mal di testa, nausea, tensione muscolare, confusione mentale, irrequietezza, tachicardia, insonnia e inappetenza.

Se pensi di soffrire di overthinking, ecco qualche suggerimento per affrontare la situazione:

  • attenzione focalizzata, quando senti di ritrovarti a pensare troppo cerca dei distrattori su cui focalizzare l’attenzione, siano essi nuovi argomenti piacevoli o meglio ancora azioni pratiche a cui dedicarti
  • valuta il dubbio, prova a capire se la situazione che ti assilla può essere risolta attraverso il ragionamento o se ciò che accadrà potrai saperlo solo in futuro, in questo caso saprai che ogni ipotesi formulata sarà vana
  • non avere paura del fallimento, se ciò che ti preoccupa è come uscire da determinate situazioni accetta l’eventualità di qualche piccolo fallimento, da esso e dalle sue conseguenze potrai trovare il modo di gestire al meglio la tua condizione futura, la negatività non solo blocca i nostri pensieri costruttivi ma limita le nostre azioni
  • mantieni il distacco, spesso non sono le situazioni in sé a farci paura ma le connotazioni che noi stessi diamo loro, il vissuto emotivo di cui le corrediamo anche solo ipoteticamente; prova quindi a valutare quanto quel pensiero che ti assilla sarà valido per te nei prossimi anni, o anche solo mesi o settimane, ha davvero tutto il valore che gli stai dando?
  • crea uno spazio, se non riesci a distogliere totalmente l’attenzione dal pensiero imponiti un limite di tempo da dedicargli di pochi minuti, puoi tenere traccia scritta di ciò che pensi in quel tempo così che in futuro potrai verificare l’eventuale ripetersi di stessi pensieri in modo da dedicargli sempre minor tempo
  • dedicati a un momento pratico, cerca qualche hobby che ti tenga impegnato in maniera costruttiva o dedicati a sport, ballo, giardinaggio, pittura, tutto ciò che hai sempre messo in secondo piano in funzione dell’impegno mentale

Come detto in precedenza l’overthinking si cementa in una vera e propria modalità di pensiero per cui i risultati non saranno immediati, potremo però allenarci sempre più a lasciar scivolare via i pensieri, non soffermarci su di essi, evitare di nutrirli con altri pensieri, concentrarci su altro, e riappropriarci in maniera sana della caratteristica che più ci identifica, la ragione.

Qualora ogni tentativo risulti vano può essere utile rivolgersi ad un professionista che aiuti ad avere consapevolezza del proprio funzionamento e a cercare adeguate strategie per migliorare la propria qualità di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

sette + 8 =