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Influencer, l’altra faccia della medaglia

In un articolo precedente (https://www.psiconovel.it/il-potere-influencer-dettano-mode-o-creano-personalita/) ci siamo occupati degli influencer, di come persone già famose, o meno famose, riescano ad influenzare la nostra percezione rispetto ad oggetti, prodotti, servizi o temi. La categoria degli influencer prende oggi il posto di quelle che un tempo erano le celebrità. Sappiamo tutto di loro, cosa vestono, cosa mangiano, seguiamo le loro storie quotidiane, conosciamo le loro case, le loro famiglie, i loro amici, in maniera molto più dettagliata ed invasiva rispetto al passato. Se nel precedente articolo ci siamo occupati dell’impatto che gli influencer hanno nelle nostre vite, oggi ci occuperemo di quanto la nostra avida conoscenza di sapere sia impattante nelle loro. 

Se è vero che bisogna riconoscere agli influencer la grande capacità di creare un business da milioni di euro solo attraverso l’utilizzo dei social, oltre che un grande potere carismatico degno dei più noti leader politici, è anche vero che sono diverse le difficoltà che gli stessi possono incontrare lungo la strada verso il successo. 

Una di queste sono gli haters, persone che attraverso commenti, tag, storie diffondono odio nei confronti degli altri attraverso i social (https://www.psiconovel.it/shitstorm-e-slut-shaming-limpero-dellodio-nei-social-network/). Buona parte delle attenzioni degli haters sono rivolte proprio agli influencer, criticati negativamente per qualsiasi cosa postata. Sono frequenti i casi in cui questi ultimi subiscano minacce per sé e per la propria famiglia, insulti sessisti, razzisti, in alcuni casi anche minacce di morte per aver esposto semplicemente una propria opinione. Fenomeno talmente diffuso da meritare una rubrica settimanale nel programma cult “Le Iene”, che attraverso un finto adescamento ha permesso ai personaggi famosi di trovarsi di fronte ai propri haters per andare in fondo alla questione ( https://www.iene.mediaset.it/speciali/hater_71108.shtml). Immaginiamo come possa essere emotivamente impattante sentirsi appellare ogni giorno con epiteti volgari e cattivi da persone che neanche si conoscono, o peggio sentirsi minacciati ogni qual volta si esca dalle proprie case. 

Altra problematica è quella di divenire uno status simbol, se ci discostiamo solo per un attimo dal pensare a tutti i vantaggi di ricoprire tale posizione scopriremo una realtà ben diversa da quella che appare. L’improvvisa mancanza di privacy, la necessità di farsi vedere sempre al topdella propria condizione, il giudizio su qualsiasi cosa si scelga di indossare, mangiare, comprare, hanno un peso significativo nella vita di tutti i giorni. Essere costantemente sotto una lente d’ingrandimento crea un disagio che può articolarsi in due sofferenze enormi da gestire: il sentirsi soli, e il non accettarsi per ciò che si è. Come già discusso nel precedente articolo la necessità di essere accettati è propria dell’essere umano, ed in quanto tale applicabile sia ai followers che agli influencer stessi, è nella nostra natura ricercare l’approvazione altrui, estranei compresi. Ma proprio questa necessità crea una sorta di vuoto intorno alle persone molto seguite che, convinte di dover apparire impeccabili agli occhi degli altri, nascondono buona parte di sé, trincerandosi dietro una vita da copertina che difficilmente rappresenta la realtà. Trovare un equilibrio tra l’immagine di sé e quella che si vuol mostrare al pubblico è tutt’altro che semplice, l’individuo cerca una via di adattamento, e qualora non ci riesca rischia di affidarsi a vie alternative di evasione dal proprio stato di sofferenza, non sono pochi i casi di abuso di sostanze, gioco, alcool attribuibili ai più famosi.

Spesso si può incorrere nella paura di non meritare il successo ottenuto, non riconoscendosi particolari doti o talenti, si ha il timore che il pubblico possa considerarli meno attraenti, intelligenti, divertenti di come risultano sui social media. Tale paura nasce anche dalla consapevolezza della forte idealizzazione che i followers mostrano nei confronti dei propri beniamini, idealizzazione difficile da far combaciare con la vita reale, che può far vivere al famoso un forte senso di inadeguatezza creando un netto distacco nel proprio mondo interiore  tra il sé autentico, che diviene sempre più piccolo, ed il sé famoso, che occupa sempre più spazio.

Una delle conseguenze più dannose della vita da celebrità può essere la perdita del proprio sé. I riflettori puntati spesso inibiscono i soggetti ad esprimersi per ciò che realmente sono, si sacrifica la propria individualità in favore di stereotipi ben più accettati. I followers formalizzano delle false percezioni rispetto agli influencer che, per adattarsi, fanno scelte lontane dalle proprie reali inclinazioni, incanalandosi nella via della perdita della propria personalità. Queste situazioni possono alimentare il senso di isolamento che si vive quando si è obbligati a “vendersi” per ciò che non si è.

Possiamo quindi affermare che esista una sorta di livella rispetto al potere influencer, in cui un buon quantum è detenuto dai followers stessi. Per quanto si possa criticare l’operato di un influencer, siamo noi che decidiamo di seguirlo, di interessarci a ciò che scrive, di conoscere la sua vita. Difendere il diritto di criticare negativamente qualsiasi cosa con la giustificazione della consapevolezza degli influencer di porsi al centro dell’attenzione ha poco senso, quell’attenzione è la nostra, siamo noi che decidiamo dove dirigerla e come utilizzarla. 

Adesso che abbiamo una visione del fenomeno a 360 gradi cosa ne pensate? Fateci sapere la vostra!

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