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Coronavirus, come preservare il benessere psicologico

La diffusione del Coronavirus è argomento di interesse non solo per l’Italia ma per tutto il mondo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito tale evoluzione un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale, ciò ha destato non poco sgomento nella popolazione che, già allertata dalla situazione, sta incorrendo sempre più in quella che viene volgarmente definita dai mass media una “psicosi da Coronavirus”. Proviamo insieme a fare luce sulla questione ed a capire l’importanza di salvaguardare il proprio benessere psicologico da fake news ed allarmismi.

Cos’è

Fa parte di una famiglia di virus che possono causare raffreddore, influenza, sindromi respiratorie più o meno gravi. Ciò che rende diverso questo virus dagli altri è che finora non è mai stato identificato nell’uomo, di conseguenza poche sono le evidenze scientifiche a cui si può far riferimento per fronteggiarlo. Ha avuto origine nella città cinese di Wuhan e ha avuto diffusione per lo più nel territorio cinese. I sintomi sono diversi, tra questi: febbre, tosse secca, mal di gola e difficoltà respiratorie, può inoltre presentarsi sia in forma lieve che più grave, in termini di polmonite, sindrome respiratoria grave e insufficienza renale. Attualmente lo scarto tra lieve e grave si attesta con l’80% nel primo caso e il 20% nel secondo. 

Perché dovrebbe fare meno paura

La definizione di emergenza globale non è stata considerata, dalla popolazione e dai mass media, nel suo reale significato, ovvero come raccomandazione in merito a necessità di trasparenza, condivisione di informazioni tra i paesi, informazione sanitaria pubblica, intensificazione degli sforzi nella ricerca scientifica, operazioni di contenimento dei contagi e di intensificazione dei controlli. In tempi anche fin troppo recenti sono già state sei le occasioni in cui l’OMS ha dichiarato uno stato di emergenza globale, possiamo ricordare l’influenza suina, la sars, la poliomielite, l’ebola, la zica. I casi accertati in Italia sono finora tre, due turisti cinesi ancora in cura al polo specialistico dello Spallanzani di Roma, ed un italiano di rientro dalla Cina a seguito delle misure di emergenza attuate per gli italiani presenti in territorio cinese, che nonostante risulti positivo al virus non presenta attualmente febbre o gravi complicazioni. Al seguito di questi casi è stato inoltre attuato in Italia un blocco dei voli da e per la Cina, precauzione che limita ancor di più eventuali contagi.

Le conseguenze psicologiche dell’allarme

Le farmacie di Roma, prima sede di allarme, e di buona parte del resto d’Italia sono prese d’assalto alla ricerca di mascherine, vendute a pacchi da 50 o addirittura da 100 ed esaurite da più giorni insieme a disinfettanti come Amuchina. Tutto ciò che attiene all’imprenditoria cinese quali ristoranti asiatici e negozi di casalinghi ha subito un netto calo, ma non solo, l’allarmismo sta producendo situazioni alquanto bizzarre come la tendenza all’allontanamento di compagni di classe o amici di origine cinese, arrivando a veri e propri atteggiamenti discriminatori verso persone che hanno sempre vissuto in Italia e, oltre ai tratti somatici, con il territorio cinese hanno avuto a che fare ben poco. Lo stesso accade nei confronti dei turisti, a cui basta avere tratti somatici orientali per assistere a scene ben poco edificanti, sui social si diffondono video di insulti, tra questi quello in cui una coppia cinese viene pesantemente insultata a Firenze sulla stregua del “sudici andate a tossire a casa vostra”, volantini attaccati nei pressi dei negozi cinesi in cui si intima di comprare dagli italiani per evitare il virus. Tale situazione potrebbe ricondurre a convinzioni pregiudizievoli ed altamente fallaci al pari di ciò che accadeva non molto tempo fa con l’HIV, categorizzata come patologia esclusiva della popolazione omosessuale, nulla di più sbagliato e ancora oggi difficile da estirpare.

Perché tanta paura

Non avendo adeguate informazioni e precise evidenze scientifiche a cui affidarci siamo portati a preoccuparci e a diffidare, è ben noto che l’ignoto provochi paura e sgomento, anche più di situazioni magari maggiormente gravi ma ben conosciute. Viviamo una situazione che sentiamo di non poter controllare a livello soggettivo e ciò aumenta il nostro livello di stress ed i nostri vissuti di ansia. Uno dei meccanismi che mettiamo in atto all’esperire della paura, soprattutto quando ci troviamo di fronte alla massima paura, ovvero quella della morte, è la proiezione del negativo, del cattivo, di ciò che ci spaventa e ci angoscia, su qualcosa di esterno, che automaticamente idealizziamo come nemico, in questo caso la popolazione cinese. La paura di essere contagiati da qualcosa di evoluzione incerta e potenzialmente grave ci fa ricondurre il tutto all’origine del virus. Il virus ha avuto origine in Cina, tutto ciò che è cinese è potenzialmente distruttivo per cui respingo i cinesi, i loro prodotti, le loro attività. Quando tale meccanismo diventa rigido ed invariabile passiamo dalla semplice paura alla vera e propria paranoia.

Sfuggire alla “psicosi” affidandosi alla realtà

Se dovessimo tener conto della quantità di patologie potenzialmente mortali a cui far fronte quotidianamente la nostra vita dovrebbe essere circoscritta alle quattro mura di casa nostra, e ancora potrebbe esserci pericolo. Il morso di un cane vagabondo, lo sfregamento con un ferro arrugginito, il contatto con un compagno non vaccinato, l’ingestione di cibo tossico, questi e molti altri esempi potrebbero rendere l’idea. Considerando i dati di realtà, i casi al di fuori dell’Asia sono pochi e blandi rispetto a quanto è stato colpito il territorio asiatico, la trasmissione non avviene solo tramite la presenza di un individuo cinese, ma tramite il contatto e l’esposizione a goccioline di saliva dovute a colpi di tosse e starnuti, o con residui fecali dovuti alla dissenteria. L’unico dato finora certo a cui far riferimento è che in Italia non si può parlare di emergenza data la mole esigua di casi. La linea da seguire consigliata è quella relativa all’osservanza delle classiche norme igieniche nei confronti di qualsiasi virus, lavarsi sempre le mani prima di metterle a contatto con il viso, soprattutto dopo aver utilizzato mezzi pubblici, coprire bocca e naso con fazzoletti usa e getta quando si starnutisce o tossisce, prestare attenzione quando si utilizzano bagni pubblici. Il virus resiste per 9 giorni anche sulle superfici metalliche o plastiche ma è facilmente debellato dall’utilizzo di prodotti igienizzanti, a base alcolica o candeggine. La preoccupazione è legittima, ma qualora non si sia stati in contatto con persone direttamente coinvolte nell’esposizione al virus è bene preservare le nostre relazioni personali ed interpersonali e le nostre abitudini quotidiane, in vista del benessere psicologico di ognuno e della comunità.

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